
Il referendum val bene anche un ritorno alle origini. E per vincerlo si può tornare, sorpresa, anche un po’ grillini. “No al salvacasta” scandiranno i Cinque Stelle in ogni comizio e nei video di supporto da qui al 22 marzo, quando si voterà – ricorsi permettendo – sulla separazione delle carriere dei magistrati. “Uno slogan così il Pd non potrebbe usarlo” riconoscono dal Movimento. E già qui c’è il senso di una battaglia che il M5S giocherà soprattutto da solo. Perché “solamente noi possiamo convincere un certo tipo di elettorato”, è la tesi. Ma anche perché nel Movimento notano le difficoltà dei dem, alle prese con un pezzo del partito che si raggruma in comitati per il Sì o che comunque è freddo verso la campagna referendaria. I 5Stelle sentono di avere le mani decisamente più libere rispetto al Pd, e proveranno a fare da traino, puntando su slogan d’impatto, “perché dall’altra parte fanno leva solo sull’ostilità verso i magistrati, citando casi come quello di Garlasco che non c’entrano nulla, e allora bisogna controbattere con immagini forti, comprensibili a tutti”.
Così si insisterà sul concetto della casta che con questa riforma vuole tutelarsi. Ovvero, sulla politica che punta “a una giustizia a due velocità, indulgente con i potenti e spietata con i comuni cittadini”, come teorizza il primo dei cinque punti del volantino che il Movimento diffonderà in tutta Italia, anche tramite appositi banchetti. “La legge deve essere uguale per tutti” aveva non a caso ricordato Giuseppe Conte sabato, dal palco di Roma dove era stata lanciata la campagna del Comitato della società civile per il No. E proprio per questo, il ministro della Giustizia Carlo Nordio sarà un ovvio bersaglio della contro-campagna dei 5Stelle, che avranno gioco facile nel ricordare il suo “consiglio” ai dem, messo perfino nero su bianco nel suo libro appena uscito (“Il Pd è ingenuo, per raccogliere qualche consenso oggi i suoi dirigenti compromettono la loro libertà di azione domani”). Ma si punterà parecchio anche sul fatto che questa “non è una riforma della giustizia, ma della magistratura”, ovvero che non risolverà i problemi cronici come la lentezza dei processi. E da qui si passa a un altro tema forte, quello degli sprechi. “Passare da uno a due Csm e creare l’Alta corte disciplinare costerebbe circa 72 milioni in più, soldi con cui si potrebbero assumere 600 magistrati” sostiene il M5S.
Tesi e slogan che verranno rilanciati anche in iniziative territoriali, a cui parteciperanno i parlamentari e gli eletti locali – che verranno “formati” sul tema con apposite lezioni, come sta già facendo il Pd con i suoi dirigenti – e dove spesso le figure di prima linea saranno gli ex magistrati e attuali eletti del M5S, Roberto Scarpinato e Federico Cafiero de Raho, assieme all’eurodeputato Giuseppe Antoci. “Uomini che hanno sempre lottato contro le mafie” ricordano i 5Stelle, da dove assicurano che la base ha grande voglia di tornare nelle strade per la campagna, e che anche la giovanile del Movimento verrà coinvolta. Tradotto: il referendum potrà essere un’occasione per provare a radicarsi un po’ di più sui territori. E il Pd? “Sicuramente qualche iniziativa comune si farà”, dicono dal M5S. Ma su tempi e modi non c’è alcuna certezza.
