
A oltre vent’anni dall’approvazione del progetto (marzo 2004) e a più di dieci dall’inaugurazione promessa (2013), l’Aurelia Bis continua a essere un’opera fantasma. L’ennesimo capitolo si è consumato con la revoca dell’appalto alla Italiana Costruzioni Infrastrutture (ICI) dopo il no del Tribunale di Roma al concordato. Scelta inevitabile, certo. Risolutiva? Per nulla.
Anas ha chiarito che la chiusura dei procedimenti giudiziari non basta a riaprire il cantiere: servono “ulteriori passaggi tecnici e amministrativi”. Tradotto: tempi indefiniti. Nel frattempo la seconda classificata, Infratech, non sembrerebbe interessata a subentrare con l’offerta aggiornata (48 milioni) per recuperare rincari vecchi di cinque anni. E così, ancora una volta, tutto resta fermo.
Nei cantieri di Savona e Albisola, da un anno e mezzo, non si costruisce: quattro operai ridotti alla sola guardiania e manutenzione ordinaria, con uno andato in pensione a fine dicembre. Il traffico, invece, lavora a pieno regime: code quotidiane, inquinamento, disagi. Qui i fatti non avanzano, ma le dichiarazioni sì.
Intanto si moltiplicano tavoli, alleanze e appelli “di sistema”. Le Province fanno fronte comune, si invocano caselli, restyling e tratte strategiche. Il presidente della Provincia di Savona, Pierangelo Olivieri, parla di impegni che devono diventare cantieri. Parole condivisibili, ma che suonano familiari a chi, da anni, aspetta ruspe e non comunicati.
Il paradosso è tutto qui: investimenti sulla manutenzione ordinaria (necessari), strategie macro sul Nord-Ovest (ambiziose), ma l’opera che dovrebbe togliere traffico dai centri abitati resta inchiodata. L’Aurelia Bis è diventata il simbolo perfetto del “governo del fare” che annuncia molto e realizza poco.
Conclusione ironica ma amara: la variante esiste soprattutto nei discorsi. Sul territorio, invece, continua la variante più praticata di tutte: quella delle promesse.
