Caos eolico, arrivano i ricorsi dopo gli stop della Provincia

massimiliano rambaldi
savona
Il caos eolico continua nel Savonese. Ieri la società che si era vista bocciare dalla Provincia il progetto di sei pale eoliche del Bric Surite ha presentato ricorso a palazzo Nervi, puntando a ribaltare il giudizio tecnico. Sei pale eoliche tra Altare e Cairo su cui la Provincia aveva comunicato la sospensione dei termini del procedimento: prima di poter rilasciare l’autorizzazione serviva la conclusione positiva della Valutazione di Impatto Ambientale, che deve essere richiesta alla Regione. Nel corso del 2025 la società spiegava che l’energia prodotta dall’impianto verrebbe convogliata direttamente nella rete nazionale. A questo scopo la soluzione proposta dalla società era il collegamento dell’impianto a una futura stazione elettrica di trasformazione «Magliano – Vado Ligure». Ed è proprio qui che nasce il problema principale. La Provincia prende atto che questa stazione elettrica, indicata come fondamentale per il funzionamento dell’impianto, non risultava né realizzata né autorizzata.
Stazione elettrica che è la chiave anche per un altro grattacapo, relativo a un altro progetto eolico: il «SV9 Monte Camulera». A settembre il servizio provinciale competente aveva comunicato alla società proponente i motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza, evidenziando criticità analoghe a quelle emerse in altri procedimenti simili. Tra cui proprio il collegamento tramite sempre la «solita» stazione elettrica. La società ha formalizzato una richiesta di valutazione di impatto ambientale al Ministero, cercando in questo modo di aggirare il «no» della Provincia. Palazzo Nervi quindi ieri ha spedito una missiva a Roma, sottolineando che: «La stazione elettrica, infatti, era inserita nel procedimento relativo al parco eolico «Cravarezza», allora ancora pendente presso il Ministero. Proprio per questo motivo la Provincia aveva chiesto alla società proponente di individuare soluzioni alternative per l’immissione dell’energia prodotta nella rete nazionale, con necessaria documentazione. Le osservazioni, tuttavia, non sono mai pervenute nei termini stabiliti, portando l’Ente a dichiarare l’improcedibilità dell’istanza». Tutto questo mentre la Regione ha dichiarato «non idonei» i progetti nelle zone con oltre il 50% degli impianti. Come il Savonese. —
