
Il progetto del parco eolico SV9 Monte Camulera, ancora in fase non definitiva, sta accendendo un acceso dibattito politico sopratutto all interno del comune di Murialdo . L’iniziativa prevede l’installazione di sei pale eoliche alte circa 200 metri in un’area montana e boschiva considerata fragile sotto il profilo ambientale e paesaggistico.
A intervenire con toni critici è Giacomo Pronzalino, consigliere di opposizione del gruppo Uniti per Murialdo, che contesta apertamente il metodo e le tempistiche adottate dall’amministrazione comunale nella gestione della vicenda.
Le perplessità sul metodo
Pronzalino ha partecipato all’assemblea pubblica del 5 gennaio scorso, svoltasi all’Imbarcadero di Osiglia, che ha registrato una buona partecipazione di cittadini, la presenza di alcuni amministratori locali e di un rappresentante dell’ANPI. Un coinvolgimento non casuale, dal momento che il tracciato del progetto interesserebbe anche un luogo segnato da un eccidio della Seconda guerra mondiale.
L’accusa all’amministrazione
Da qui l’attacco più diretto all’amministrazione guidata dal sindaco Franco. «Il progetto era noto già dall’estate. Sarebbe stato opportuno convocare un Consiglio comunale, inserire il tema all’ordine del giorno ed esprimere una contrarietà formale, con un verbale che desse valore legale alla posizione del Comune. Questa incapacità lascia invece una porta aperta», afferma Pronzalino.
Nel mirino finisce anche un incontro preliminare, precedente all’assemblea pubblica, che si sarebbe svolto in un locale – «pare del parroco» – tra il comitato e l’amministrazione comunale, senza il coinvolgimento delle minoranze. «Una scorrettezza istituzionale, soprattutto considerando che sul no al progetto siamo sostanzialmente tutti d’accordo», denuncia.
Criticità tecniche e ambientali
La contrarietà del gruppo Uniti per Murialdo si fonda anche su numerosi elementi tecnici ancora poco chiari: l’assenza di informazioni sui ristori economici per la popolazione e i proprietari dei terreni, la mancanza di dettagli sulla durata della concessione e sulle modalità di smantellamento degli impianti a fine ciclo di vita, oltre all’assenza di dati storici certificati sui flussi di vento, non essendo mai stati installati anemometri per misurazioni attendibili.
Restano infine forti le preoccupazioni ambientali. «Il progetto insiste su un’area in cui si trovano le sorgenti idriche del nostro paese, mettendo a rischio un ecosistema di grande valore», sottolinea Pronzalino. «Si andrebbe a stravolgere un territorio rimasto inalterato nel tempo e che ha consentito la presenza stabile di una colonia di camosci unica nel suo genere, dalla quale prende il nome la montagna più rappresentativa del nostro Comune».
Una gestione che l’opposizione giudica sbagliata e facilmente attaccabile anche sul piano procedurale. Il confronto resta aperto, ma i tempi per una presa di posizione istituzionale formale si stanno rapidamente esaurendo.
