Vorreste giudici che dipendono dalla politica?”. Questo cartellone del Comitato del No alla stazione di Milano ha mandato ai matti i trombettieri del Sì. Il molto “liberale” avvocato Renato Della Valle chiede l’intervento della forza pubblica perché il manifesto è “un reato: diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico”. Chi lo legge passa subito alla lotta armata. Se le bugie nelle campagne referendarie fossero reato, Renzi, Boschi &C. che nel 2016 garantivano cure migliori contro cancro, diabete ed epatite C sarebbero all’ergastolo. Ma il cartello dice la verità e la verità fa male. Di Pietro, curiosamente convertito al Sì, strilla: “Truccano le carte”. Ma han solo copiato quello che ha sempre detto lui: “La separazione delle carriere è il primo passo per trasferire il pm sotto controllo dell’esecutivo” (4.2.2000). Per vietare i passaggi da pm a giudice e viceversa (ormai ridotti a uno solo fra mille ostacoli, tant’è che riguardano lo 0,3-0,4% l’anno), bastava una legge ordinaria. Idem per infilare un elemento di casualità anti-correnti nelle elezioni del Csm: copiando la legge Bonafede del 2019 sul sorteggio indiretto (una lista di candidati estratti a caso fra i quali poi far votare tutti i magistrati, per non cambiare la Costituzione che parla di “eletti”).
Invece i ricostituenti cambiano 7 articoli della Costituzione per separare i pm dai giudici, trasformarli in superpoliziotti che accusano anziché cercare la verità e poi metterli agli ordini del governo o della maggioranza (che è la stessa cosa). E per farlo non servirà ricambiare la Costituzione, ma basterà una legge ordinaria, pescata a caso fra le proposte giacenti in Parlamento: per vietare al pm di acquisire le notizie di reato di sua iniziativa; per levargli la direzione della polizia giudiziaria (gerarchicamente sottoposta al governo); e soprattutto per far dettare ogni anno dal Parlamento alle Procure l’agenda dei reati da perseguire e da ignorare (indovinate quali). Quest’ultima è una pistola già carica in mano al governo: è nella legge delega Cartabia-Draghi sui “criteri generali indicati con legge dal Parlamento” ai pm, che dal 2022 attende il decreto attuativo. Nordio l’ha tenuta nel cassetto per non gettare la maschera anzitempo e fregarci meglio al referendum. Poi, passata la festa e gabbato lo santo, farà fuoco. Infatti già parla come fosse cosa fatta: “Prodi cadde perché il ministro Mastella fu indagato… Mi stupisce che una persona intelligente come Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro quando andassero al governo”. Quindi lorsignori, per non sentirsi dire che i pm finiranno sotto il governo, hanno due strade: o tappano la bocca a Nordio, o gli levano lo spritz.