Crescono i liguri residenti all’estero Sono 27 mila in più negli ultimi 5 anni


Matteo Dell’Antico / genova
A umentano i liguri residenti all’estero, una crescita costante e progressiva che ormai si registra da anni. 
In totale gli iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) registrati al primo gennaio 2025 erano 184 mila, pari a un incremento di 27 mila unità negli ultimi cinque anni rispetto ai 157 mila iscritti del 2021 (l’aumento c’è stato anche rispetto al 2024, quando gli iscritti erano poco più di 176 mila). I liguri che decidono di prendere residenza fuori dai confini nazionali aumentano di numero in tutte le quattro province: i Paesi stranieri che registrano più immigrazioni – come emerso nel Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes – sono Argentina, Cile, Uruguay, Francia e Spagna. Non solo: la percentuale di liguri iscritti all’Aire è superiore rispetto alla media italiana (il 12,2% contro il 10,9%). 
i motivi dei trasferimenti 
«La Liguria affronta una fuga di competenze, energie e capitale umano. Non sono solo numeri, ma un impoverimento sociale ed economico. Molti giovani non trovano condizioni adeguate per costruire il proprio futuro. Restare in Liguria – rileva Luca Maestripieri, segretario generale della Cisl Liguria – non deve essere un sacrificio, ma un’opportunità. Servono politiche strutturali, concertazione con il sindacato. Il primo pilastro è il lavoro di qualità, contro precarietà e salari bassi. Occorre puntare poi su settori ad alto valore aggiunto. Fondamentali sono percorsi di crescita e carriera trasparenti, inoltre meritocrazia e formazione continua sono indispensabili. La qualità della vita – aggiunge – dipende da servizi e sanità efficienti, la carenza di welfare spinge le famiglie a lasciare la regione e le infrastrutture restano un nodo cruciale: servono collegamenti moderni e rapidi con l’Europa. Chiediamo alle istituzioni regionali e alle parti datoriali l’apertura di un confronto serio che metta al centro politiche attive per il lavoro e il rilancio dei servizi essenziali. Il futuro della Liguria dipende dalla nostra capacità di tornare a essere una terra di opportunità, e non di partenza». 
la situazione sul territorio 
Negli ultimi cinque anni gli italiani andati a risiedere all’estero dalla provincia di Genova sono passati da 87.804 a 104.849, dalla Spezia da 18.103 a 20.573, dalla provincia di Savona da 29.797 a 35.750 e da quella di Imperia da 21.997 a 24.463. La fascia d’età più rappresentata è quella che va dai 18 ai 49 anni, mentre il numero è praticamente pari tra uomini e donne. «Ci sono alcuni aspetti da considerare, principalmente due: il primo – dice il presidente di Confindustria Liguria, Mario Gerini – è che rispetto a un tempo c’è una tendenza molto più spinta a fare esperienze soprattutto lavorative all’estero, anche per lunghi periodi. Il secondo aspetto è che, effettivamente, ci sono specialmente molti giovani liguri che emigrano fuori dai confini nazionali per motivi lavorativi. Il nostro obiettivo deve essere quello di farli rientrare e permettere loro di trovare opportunità occupazionali nel nostro territorio». 
In tutto il mondo sono ormai 6,5 milioni gli italiani residenti all’estero, un dato in costante crescita, tanto che oggi il numero dei connazionali oltre confine supera di un milione quello degli stranieri che abitano in Italia. Nel documento della Fondazione Migrantes si legge che «al 1° gennaio 2025 gli iscritti all’Aire sono 6.412.752 milioni. Si tratta di cittadini che vanno ad aggiungersi alla popolazione residente calcolata dall’Istat in 58.934.177, di cui 5.422.426 stranieri». Rispetto ai soli residenti con cittadinanza italiana (53.511.751), quindi, su 100 residenti 12 vivono fuori dei confini nazionali (11,9%). Rispetto invece al totale della popolazione residente (italiani + stranieri), l’incidenza di chi risiede all’estero sulla popolazione residente in Italia cala di un punto percentuale (10,9%). Secondo il Rapporto Migrantes, «l’impatto della mobilità per l’Italia e la sua popolazione è, da sempre, importante e in costante crescita da venti anni e, in particolare, da dieci anni a questa parte». Ne è prova l’aumento delle iscrizioni all’anagrafe dei cittadini residenti oltre confine: nell’ultimo anno si tratta di oltre 278 mila iscrizioni (+4,5% in un anno), quasi 479 mila nell’ultimo triennio (+8,1%), oltre il doppio dal 2006 (+106,4%).
Il pagamento delle imposte
Anche le persone non residenti in Italia sono (salvo alcuni casi) obbligate al pagamento dell’addizionale Irpef regionale e comunale. Le persone fisiche non residenti in Italia mantengono il domicilio fiscale nel Comune in cui hanno prodotto il reddito o, se questo è stato prodotto in più Comuni, in quello in cui hanno prodotto il reddito più significativo. I cittadini italiani che risiedono all’estero in forza di un rapporto di servizio con la pubblica amministrazione hanno il domicilio fiscale nel Comune di ultima residenza nello Stato. L’addizionale Irpef regionale è dovuta alla Regione nella quale il contribuente ha il domicilio fiscale al 31 dicembre dell’anno cui si riferisce l’imposta. Le addizionali Irpef comunali sono dovute al Comune nel quale il contribuente ha il domicilio fiscale a partire dal primo gennaio dell’anno cui si riferisce l’imposta