
Mauro Camoirano
Termovalorizzatore, Scarpino pare nuovamene in pole position, dopo l’abbassamento della taglia minima dell’impianto nel bando pubblicato dall’Agenzia regionale dei rifiuti prima di Natale. Ma l’ipotesi Cairo rimane sul piatto, nonostante il parere contrario espresso dal sindaco Lambertini. Insomma, il tempo scorre – le manifestazioni di interesse da parte degli operatori privati interessati, corredate dall’assenso del Comune ospitante, dovranno pervenire entro il 21 febbraio – ma la situazione pare, dopo un anno, sempre abbastanza fluida. O forse confusa.
Colpa anche della discutibile gestione della Regione. Prima nell’individuare, nello studio del Rina commissionato dall’Arlir, cinque zone idonee che, poi, tanto idonee nei fatti non si sono dimostrate, almeno quelle savonesi. Ovvero Cengio, gravato dal pregresso ambientale, e da una situazione di bonifica e di utilizzo non ottimale del sito, oltre che dal veto perentorio del Piemonte, e dalla contrarietà del sindaco Dotta; Cairo, dove la situazione ambientale attuale, soprattutto per i superi di benzene e benzoapirene, non consentirebbe, secondo il sindaco Lambertini, di ospitare un simile impianto senza, prima, risolvere il problema; e Vado, dove il sindaco Gilardi ha rimarcato che la vocazione locale è ben altra.
Poi la stessa impostazione, quella di chiedere una preventiva disponibilità ai Comuni praticamente al buio, senza sapere nulla sul progetto, tipologia dell’impianto, e quindi conseguenze ambientali, ma anche sulla tipologia di traffico e sull’ammontare delle compensazioni: un boomerang che, semmai, ha rafforzato il fronte contrario ambientalista. Infine, il cambiamento sulla stessa taglia dell’impianto: prima ipotizzato su 320 mila tonnellate l’anno, giustificandola sommando 260mila tonnellate/anno di rifiuto urbano, più 30 mila t/anno di scarti della raccolta differenziata energeticamente valorizzabili; e circa10 mila ton di rifuti speciali (come quote di fanghi da depurazione) e sanitari a rischio infettivo. Taglia che, però, nel bando è stata ridimensionata a 220 mila tonnellate annue, tale da consentire “la chiusura del ciclo dei rifiuti urbani a livello d’ambito regionale”, e fino a circa 320mila t/anno.
Un ridimensionamento che rimetterebbe pesantemente in gioco l’ipotesi della genovese Scarpino (la quinta è la Valle Scrivia), dove un impianto da 320 mila t non avrebbe potuto essere collocato. E che Scarpino sia in pole lo potrebbe dimostrare anche il fatto che la sindaca di Genova, Silvia Salis, ha commissionato uno studio alla società Ramboll per delineare che cosa succederebbe alla Tari sulla base di quattro scenari possibili: situazione attuale, realizzazione del solo termovalorizzatore, realizzazione di soli impianti intermedi, realizzazione di termovalorizzatore e di impianti intermedi. Salis che, però, deve fare i conti con un fronte di alleanze interno decisamente contrario.
Ma come numeri, l’ipotesi genovese sarebbe la più idonea: la Città metropolitana di Genova da sola ha più residenti (quasi 820 mila) di tutte le altre province messe insieme (circa 690 mila); il Genovese è l’area dove minore è la raccolta differenziata; e la stessa Genova è agli ultimi posti (50, 57%), sebbene tra le città oltre i 15 mila abitanti la maglia nera spetti proprio a Savona (47, 62%). Genova, inoltre, è baricentrica rispetto al territorio regionale. Insomma, più rifiuti e meno costi per il trasporto. Però i giochi non sembrano del tutto fatti. Per questo la Regione, nel bando, pur dando come priorità le 5 zone indicate dal Rina, ha aperto a tutto il territorio regionale.
