
La fabbrica delle bombe fa detonare il campo largo. Proprio in Sardegna, proprio dove la vittoria della 5Stelle Alessandra Todde oltre un anno fa aveva dimostrato che l’alleanza tra Movimento, Pd e sinistre varie poteva fare rima con vittoria. Certo, “la tenuta della maggioranza in Regione non è a rischio” assicurano tutti. Però è un dato che i molteplici nodi legati all’ampliamento dello stabilimento nel Sulcis della Rwm Italia, filiale del gruppo tedesco Rheinmetall, stanno venendo al pettine. Perché oggi, dicono dalla Regione, scadrà la scadenza data dal Tar all’amministrazione di centrosinistra entro cui concedere la Via – valutazione di impatto ambientale – per la fabbrica a Domusnovas, con apposita delibera di giunta. Ma lei non darà risposta: ufficialmente perché attende la conclusione di un’istruttoria dei suoi uffici sulla questione, di fatto perché solo provare ad approvare una delibera metterebbe davvero a rischio la maggioranza.
E allora a questo punto il governo potrebbe “commissariarci” sostengono varie fonti. Cioè dare d’imperio l’autorizzazione, tramite un commissario. E per Todde e il centrosinistra tutto potrebbe essere quasi una liberazione, anche se nessuno lo ammetterà mai neppure sotto tortura. Però è naturale sospettarlo, visto il fuoco incrociato sotto cui è finita la presidente, esponente di punta di un movimento che fa del no al riarmo una delle sue bandiere, e a cui tante associazioni e la stessa base del M5S chiedono di non dare il via libera. Ma dall’altra parte Todde ha il Pd con i suoi sindaci di Iglesias e Carbonia che temono la chiusura dell’impianto e la conseguente catastrofe per i dipendenti, assieme al rischio di procedimenti per danno erariale e cause annesse. Un rompicapo, in un quadro già strutturalmente agitato per la maggioranza.
Lo conferma il duro comunicato di Avs di ieri, che con il suo assessore Antonio Piu e i consiglieri regionali Orrù, Loi e Dessena ha ribadito il netto no a un’eventuale delibera, chiedendo inoltre a Todde “una fase di confronto anche sul tema della transizione ecologica e energetica”, a conferma che nella maggioranza il clima non è esattamente tranquillo. Ma la partita è più larga, con Angelo Bonelli che in serata sull’AdnKronos ha rincarato la dose: “Non possiamo permettere che una delle più grandi industrie europee di armi come la Rheinmetall – produttrice di droni e munizioni, che vende a Israele e sono state utilizzate a Gaza – ampli la sua fabbrica. Questa delibera va bocciata”. Parole figlie anche della (naturale) competizione tra rossoverdi e 5Stelle sul tema delle armi. Avs indica le difficoltà di una presidente a 5Stelle, ritrovatasi sul tavolo la grana della fabbrica specializzata nella “fabbricazione di esplosivi ad alto volume”, come spiega il sito dell’azienda, dove Rwm rivendica di essere “fornitore di lunga data dei dipartimenti e ministeri della difesa e delle forze armate di tutto il mondo”. D’altronde “si parla di un’autorizzazione ex post”, tengono a ribadire dalla Regione, ricordando che la giunta Pigliaru (centrosinistra) una decina d’anni fa non aveva rilasciato una Via preventiva per l’ampliamento, e che successivamente, tra il 2019 e il 2021 – all’epoca della giunta Solinas, di centrodestra – la fabbrica era stata ulteriormente ingrandita, senza che “per parte di queste opere fosse definita una Via preventiva”. Nel frattempo la Rwm ha chiesto un’autorizzazione ex post, cioè a lavori già ampiamente fatti. E la vicenda è tracimata nei tribunali.
Da qui anche la pronuncia del Tar del novembre scorso, su ricorso dell’azienda. Mentre su Todde sono piovute pressioni di ogni tipo, (“governo compreso” giurano). Il capogruppo del M5S in Consiglio regionale, Michele Ciusa, prova a fare argine: “Attendiamo l’esito dell’istruttoria, ribadendo che leggi e regole vanno rispettate”. Come a dire, dura lex sed lex. Ma per il Movimento questa storia è una ferita. Lo stesso Giuseppe Conte ha chiesto informazioni. Mentre, ancora da Avs, il segretario regionale Eugenio Lai ricorda che “sulla Sardegna insiste la gran parte delle servitù militari”. Ovviamente da Fratelli d’Italia infieriscono: “Il bluff di Todde sulla fabbrica è stato smascherato”. Ma i Cinque Stelle contano di uscirne, in qualche modo.
