
Il preliminare di vendita già firmato, due mesi per definire clausole e garanzie, l’esclusiva pro-forma sino al 31 gennaio 2026: e in quella data (o nei giorni successivi), il closing definitivo. Ormai è ufficiale: Repubblica, La Stampa, i loro siti, l’Huffington Post, le radio e Limes – il Gruppo Gedi, insomma – resteranno nelle mani di John Elkann solo per le feste natalizie e poi per le celebrazioni dei 50° del quotidiano che fu di Eugenio Scalfari e Carlo Caracciolo. Subito dopo passeranno al gruppo multimediale greco Ant1 (radio e tv), di proprietà di Theo Kyriakou e partecipato dal fondo Pif di Bin Salman (uno che i giornalisti li fa eliminare). Per un prezzo di poco superiore ai 140 milioni di euro e un futuro tutto definire: sia per la linea editoriale dei giornali sia per il mantenimento degli organici. Non è escluso che Kyriakou (discende da una famiglia di armatori e di proprietari di aziende cartiere, fornitrici della stampa ellenica) possa poi procedere a uno “spezzatino” del gruppo. Tenendo per sé le radio (M2o, Deejay e Capital), il vero obiettivo di questo approdo in Italia, e cedendo invece le testate cartacee: Repubblica (a Leonardo Maria Del Vecchio?), La Stampa (alla cordata veneta dei giornali locali di Nem?), Huffington Post e Sentinella del Canavese (ai baresi di Ladisa?). Magari dopo riduzioni di organici, spese e rami d’azienda come il centro stampa torinese.
La conferma di un’intesa preliminare è stata comunicatamartedì al comitato di redazione di Repubblica (e poi commentata ieri nell’assemblea dei giornalisti), concludendo così i silenzi imbarazzati e le reticenze delle settimane scorse, in una vicenda gestita da Gedi con continue fughe di notizie e chiusure rispetto alle normali relazioni industriali. Qualcosa che il cdr del quotidiano, ora guidato da Mario Orfeo, aveva definito domenica scorsa come “orribile”. Resta per tradizione più prudente, invece, il cdr de La Stampa: nonostante abbia saputo, nel suo incontro di ieri, “che siamo in vendita: a Kyriakou o, prima del closing definitivo, a terzi”. Qualcosa che accadrà in un anno, il 2026, significativo anche per lo storico quotidiano torinese: finito per la prima volta nell’orbita degli Agnelli nel 1926, quando Mussolini ne impose la cessione al più fidato Giovanni Agnelli senior, sottraendolo al proprietario-direttore e antifascista liberale Alfredo Frassati. Cent’anni dopo John Elkann, il trisnipote di quell’Agnelli (e pronipote di Carlo Caracciolo), ha venduto la storia del giornalismo italiano.
