Riceviamo e pubblichiamo

Leggo con apprensione del via dato ai lavori SNAM per “aggiornare” il metanodotto tra Savona e Cairo.

Mi spiego: varie volte si è parlato di un impianto di gassificazione da installare nella rada di Vado Ligure, con possibilità di allacciamento alla rete nazionale (ed internazionale) e dell’ampliamento necessario per accomodare il gas liquefatto dagli impianti offshore eventualmente situati nella stessa rada.

Tutte le varie associazioni si sono dette contrarie, e anche la Regione – capitanata da Bucci – ha dichiarato che l’impianto di rigassificazione a Vado, spostandolo da Piombino, non si farà. Ma conosciamo bene il valore di certe promesse politiche.

E ora, come un fulmine a ciel sereno, arriva la SNAM con una proposta di “aggiornamento” dell’impianto esistente per renderlo piggabile.

Cos’è il PIG e perché sorgono dubbi

Il PIG (acronimo usato nell’Oil & Gas) è un dispositivo che funziona come uno spazzolone rotante spinto a pressione nelle tubazioni per pulire la superficie interna dei tubi. Può includere sistemi di supervisione, come telecamere, per verificarne lo stato.

Tuttavia, che si debba “aggiornare” l’intera tubazione per questa ragione appare quantomeno insolito: le aree di lancio e ricezione dei PIG dovrebbero già esistere, poiché sono parte integrante di qualsiasi progetto di condotte petrolifere o del gas.

Non si spiega quindi perché siano necessarie 55 aree aggiuntive da espropriare per un intervento tecnico relativamente modesto. Un’area piggabile non richiede più di 500 mq, solitamente già previsti nei progetti originari.

I timori: un “aggiramento” del rifiuto al rigassificatore?

L’opera proposta da SNAM appare come un possibile escamotage per preparare l’infrastruttura a un futuro collegamento con un impianto offshore di rigassificazione davanti a Vado Ligure. Un’ipotesi più volte ventilata e sempre respinta dai territori, ma mai del tutto archiviata dai decisori.

“La domanda di Snam, presentata il 26 giugno 2025, mira ad ottenere l’accertamento della conformità urbanistica, l’apposizione dei vincoli preordinati all’esproprio, la dichiarazione di pubblica utilità e l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio dell’opera.”

Una volta dichiarata di pubblica utilità, ogni opposizione diventerebbe estremamente difficile.

L’appello alle associazioni e ai garanti

Spero sinceramente che vi sia un garante in grado di verificare l’effettiva necessità di quest’opera, perché i 30 giorni previsti per le osservazioni sono pochi e il rischio è che il progetto passi senza un adeguato controllo pubblico.

Invito le associazioni – quelle serie – a valutare con attenzione la documentazione, per assicurarsi che tutto sia al di sopra di ogni sospetto.

La disponibilità dell’autore

Metto a disposizione la mia esperienza trentennale nella progettazione di impianti Oil & Gas a livello internazionale per supportare le valutazioni tecniche necessarie. Basta chiedere.

Grazie per l’attenzione e distinti saluti.
Giuseppe Carbone