
Sull’inceneritore tutti hanno una posizione… tranne chi non riesce a trovarla.
In Val Bormida succede qualcosa di curioso: basta pronunciare la parola termovalorizzatore e all’improvviso i partiti si dividono come il Mar Rosso. Solo che qui Mosè non c’entra: c’entra un impianto che nessuno vuole vicino a casa propria, ma che qualcuno vuol far finire – guarda caso – proprio in valle.
Le dimissioni del coordinatore dei Circoli PD, Simone Ziglioli, arrivano come l’ennesimo capitolo di una saga che assomiglia più a una serie Netflix che alla politica locale. Nella sua lettera parla di crisi identitaria, personalismi e ricerca di visibilità. Insomma, più che un coordinamento sembrava un casting per un talent show.
E mentre il PD litiga su chi deve salire sul palco, scendere dal palco o accendere le luci del palco, gli altri partiti almeno una cosa l’hanno chiara: il termovalorizzatore.
Lega e Forza Italia: sì, grazie. Dove firmiamo?
I partiti del cosiddetto “fare”, che poi spesso significa “fare dagli altri”, sono compattissimi: sì all’impianto, sì in Val Bormida, sì subito. Su questo sono una meraviglia: non sgarrano mai. Una compattezza che il PD, in questo momento, può solo sognarsi.
M5S: no, grazie. E lo diciamo da anni.
Sul fronte opposto, il Movimento 5 Stelle continua a fare quello che fa da sempre: dire no agli inceneritori, senza se, senza ma e senza giochi di prestigio. Coerenti, presenti sul territorio e sempre pronti a sostenere comitati e associazioni. Il fronte del no è solido come un muro di cemento armato (ironia della sorte).
E il PD? Be’, il PD discute. Tanto.
Il problema non è essere d’accordo o contrari: il problema è non capire bene su cosa si debba essere d’accordo o contrari. Risultato? Divisioni interne, dimissioni, lettere appassionate, repliche amareggiate e dirigenti che cercano di convincere Ziglioli a restare. Più che un partito, sembra una comitiva che decide all’ultimo dove andare a cena. Poi però ognuno vuole scegliere il ristorante.
La verità nuda e cruda
I partiti che hanno una linea chiara, piaccia o no, non hanno grandi problemi interni. I problemi li ha chi la linea non l’ha ancora tracciata perché teme di scontentare mezzo mondo.
E intanto la Val Bormida aspetta una risposta: non una poesia, non un comunicato cerchiobottista. Una risposta politica, vera.
Perché il termovalorizzatore sta facendo un miracolo che nessuno avrebbe immaginato: ha messo in ordine i partiti. Ha chiarito chi è per cosa. E soprattutto chi non ha ancora deciso cosa vuole fare da grande.
