A metà pomeriggio nella tensostruttura allestita nei giardini di Poggiofanti a Montepulciano, in provincia di Siena, quando i dem sopraggiunti da tutta Italia per la chiamata alle armi di Roberto Speranza, Andrea Orlando e Dario Franceschini cominciano a essere decisamente combattuti tra la galvanizzazione e il gelo, si materializza Igor Taruffi, responsabile Organizzazione del Pd. Fa un rapido slalom tra i giornalisti, stringe qualche mano, si piazza in prima fila, ascolta attentamente l’applauditissimo intervento di Orlando. Un po’ un corpo estraneo in questa kermesse organizzata dalle correnti di maggioranza, per avvertire Elly Schlein che è il momento di smetterla di decidere tutto con tre o quattro persone (in primis proprio Taruffi e Marta Bonafoni). Ma nello stesso tempo la sua presenza sta proprio lì a ricordare che adesso il Pd è comunque in mano alla segretaria.
E allora, la tre giorni di Montepulciano assomiglia a un braccio di ferro, mascherato da minuetto. Con i big dem che scelsero di appoggiare Schlein al congresso del 2023 pronti a offrirle un sostegno per la corsa alla premiership, in cambio di maggior peso, maggior discussione, maggior attenzione al territorio, naturalmente più posti in lista. In sintesi “più partito”, dove però “più partito” significa maggior condizionamento, dunque commissariamento. Perché poi c’è anche un altro che arriva (senza slalom) e si piazza in prima fila, pure metaforicamente: il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. “Schlein è la soluzione naturale alla corsa a premier”, dice. Eppure fa un discorso da premier e la sua stessa presenza sta lì a incarnare per molti un piano B, come leader del centrosinistra, magari in caso di pareggio alle elezioni. O chissà, anche prima, se s’incagliasse di nuovo il rapporto Conte-Schlein e non si facessero le primarie (ieri l’alleanza è ancora sotto stress dopo il balletto di Atreju, con lui pronto al confronto a tre con Meloni e lei che si sfila).
Quella di ieri, però, è la giornata del Pd di sempre, quello dove le correnti fanno e disfano i segretari, dove le riunioni si possono organizzare in posti in cui le strutture ricettive sono poche e i cellulari prendono male, perché fa tradizione. Esordisce venerdì Marco Sarracino a dire alla segretaria che serve “più partito”. Insieme a Sandro Ruotolo è quello che si è opposto maggiormente a Piero De Luca segretario in Campania. Dice l’europarlamentare: “Il punto non è la quantità del consenso, ma la qualità del consenso”. Orlando nel suo intervento traccia la linea. Nettissimo e durissimo nella sostanza: “Non siamo qui per condizionare, se non nella misura in cui un partito condiziona perché il dibattito ‘deve’ condizionare”. E dunque: “Promuoviamo un’assemblea”. Insomma, il Pd deve discutere. L’investitura è implicita e condizionata: “Su chi sia il volto migliore a incarnare la leadership del centrosinistra possiamo avere opinioni diverse” ma su quale sia la forza che deve guidare il centrosinistra, “le energie che sono qui rispondono con grande chiarezza”.
L’Assemblea. Dovrebbe essere il 13 o il 14 dicembre, potrebbe slittare a gennaio. Perché sarà la sede in cui si allarga la maggioranza all’area Bonaccini, si stabilisce un percorso per le Politiche, coalizione compresa, magari si studiano primarie per non penalizzare la segretaria. Una sorta di congresso. Ma poi il congresso è di fatto già in corso e Montepulciano ne è una parte. Il dibattito sulla premiership è esploso. Roberto Speranza dice al Fatto: “Conte deve fare il suo. Bisogna sommare le diversità: più Conte è diverso da noi, meglio è. Deve giocare la sua partita”. Poi pure lui detta le condizioni alla segretaria: “Le primarie sono una buona strada. Elly deve andare avanti, ma serve più apertura, più partecipazione, più territori”. Sulla stessa linea anche Franceschini. Il “se” e il “ma” sono fondamentali.
Non manca la contro-programmazione: a Prato Lorenzo Guerini, Simona Malpezzi, Filippo Sensi, Giorgio Gori riuniscono la destra dem. Significativa la presenza di tre signori delle preferenze in Toscana: Antonio Mazzeo, Branda Barnini, Matteo Biffoni a ricordare a Schlein che pure in quella Regione ha bisogno di loro. A Montepulciano, però, arrivano anche Anna Ascani e Marco Meloni, come Dario Nardella e Gianni Cuperlo. Pezzi di partito che spuntano, insieme a molti quadri locali, che da tempo non si vedevano. A ricordare a Schlein che nei territori il Pd non è nelle sue mani. Nei tre giorni le presenze arriveranno a mille. E poi, ci sono i segretari della Cgil e della Uil, Maurizio Landini, e Pierpaolo Bombardieri, il vicepresidente di Confindustria Maurizio Marchesin. Oggi interverranno i tre capigruppo (Francesco Boccia, Chiara Braga, Nicola Zingaretti) e i tre “nuovi” volti di punta delle tre correnti di maggioranza: Speranza, Peppe Provenzano e Michela De Biase. Chiude Schlein. A meno di sorprese, più per marcare il territorio che per fare grandi annunci sul percorso futuro.