La critica alla stampa è legittima, anzi necessaria in una democrazia sana. Ma quando una parte dell’informazione – anche quella tradizionalmente più attenta alle dinamiche del potere – comincia a raccontare in modo distorto una forza politica, diventa doveroso segnalarne la deriva. È esattamente ciò che ha fatto Gabriele Lanzi, coordinatore regionale M5S Emilia-Romagna, che ha inviato al Fatto Quotidiano una lettera molto chiara sulla rappresentazione sempre più riduttiva del MoVimento 5 Stelle nel dibattito pubblico.

Lanzi non contesta il diritto di criticare. Contesta un’altra cosa: la tendenza, sempre più evidente in alcune firme del Fatto e nei talk televisivi, a mescolare tutto, a diluire le differenze politiche, a inserire il M5S dentro una “sinistra indistinta” che non esiste. A ignorare sistematicamente mesi di proposte parlamentari e iniziative politiche su temi concreti – salari, pace, sanità pubblica, lavoro, spesa militare, diritti – attribuendo ad altri ciò che il M5S porta avanti da anni.

Nella sua lettera, Lanzi evidenzia un meccanismo ormai ricorrente:

  • Si minimizza il lavoro parlamentare del MoVimento.
  • Si normalizza l’identità politica del M5S appiattendola sul PD.
  • Si tace sulle battaglie autonome contro il riarmo e per la pace.
  • Si accredita al Partito Democratico lo ius scholae, sostenuto dal M5S da anni.
  • Si evita di riconoscere quando Giuseppe Conte è l’unico leader dell’opposizione ad accettare il confronto diretto con Giorgia Meloni, prima a Bologna e poi ad Atreju.

Il paradosso è evidente: chi rifiuta i confronti viene giustificato, chi li accetta viene ridotto a comparsa. È questo che Lanzi definisce un “filtro interpretativo” lontano dalla realtà, e che molti lettori del Fatto – lo testimoniano centinaia di commenti sotto articoli e post – non riconoscono più.

Il punto politico è chiaro e verificabile nei voti e negli atti parlamentari: su salari, pace, lavoro, spese militari e sanità l’unica opposizione compatta, coerente e netta è quella del MoVimento 5 Stelle.

Non è un’autocelebrazione: è una constatazione basata sui fatti. Ignorarla o distorcerla non rientra nella critica legittima, ma rappresenta un allontanamento dal ruolo che un giornalismo indipendente dovrebbe svolgere: raccontare la realtà, non piegarla a un racconto preconfezionato.

La lettera di Lanzi è un invito – fermo ma rispettoso – a ristabilire un principio essenziale: la pluralità dell’opposizione va rappresentata per quella che è. Non può essere appiattita né ricondotta a un indistinto fronte “progressista” che nei comportamenti, nelle scelte e nel coraggio delle posizioni mostra differenze evidenti.

Se il Fatto deciderà di pubblicarla o meno lo scopriremo. Ma il messaggio è chiaro: serve un’informazione che non tema le differenze politiche, ma le racconti. Perché la democrazia si regge anche su questo.