DAL PORTO SONO PARTITE LE PRIME SPEDIZIONI DI SILICIO PER LE VETRERIE

Parlando di Funivie è ormai chiaro che esiste un “prima” ed un “dopo”. A fare da spartiacque la frana del 23 novembre 2019, che ha trascinato con sé due tralicci, decretando il blocco dei vagonetti da ormai 6 anni.
Il “prima” vede un sistema formato dalla banchina del Terminal Alti Fondali Savona, lunga 274 m; con le sue sette vasche di deposito, da circa 8 mila mc ognuna, collegate direttamente, tramite un sistema di nastri all’interno di tunnel sotterranei, alle linee aeree di Funivie, che consentivano, attraverso i vagonetti (ognuno alto 1,17 e largo 1,8 metri; con una portata di circa 1.100 kg, sulle linee ne circolano mediamente 1.200) di trasferire quotidianamente oltre 6.000 t di rinfusa dal porto di Savona ai parchi di San Giuseppe (120.000 mq) dove l’area di manovra è composta da 16 km di binari.
Uno scenario che difficilmente rivedrà la luce. E non per la contorta storia che ne ha segnato gli ultimi anni: Funivie Spa, infatti, è stata prima messa in liquidazione; poi nel 2022 la revoca formale della concessione, con la gestione affidata ai vari presidenti dell’Autorità portuale, sino alla nomina di Paolo Ripamonti (ora asessore regionale) come sub commissario. Ruolo che mantiene anche quando Commissario è nominato il governatore Marco Bucci.
La realtà, al di là delle promesse ripetute da vari ministri, è che il ripristino dell’impianto è una chimera. Lo hanno dimostrato le gare andate deserte: la nuova normativa dopo la tragedia del Mottarone è più stringente, l’intervento non si dovrebbe limitare all’area dei tralicci abbattuti, tra la Stazione di San Rocco e di San Lorenzo, ma a tutto l’impianto, con probabilmente la sostituzione di decine di km di cavi ed altri interventi.
Il “dopo”, quindi, si pone come obiettivo abbracciare una visione più completa di polo della logistica, per ora utilizzando la rotaia, aperta anche ad altre merce e rinfuse, oltre al carbone.
Una visione che si sta iniziando a costruire, con il “treno del silicio”, che ormai è una realtà, destinato alle vetrerie di Dego. E al quale potrebbero a breve affiancarsi altri contratti, con la disponibilità dell’Autorità di Sistema portuale.
