L’efficienza energetica non è soltanto un obiettivo condiviso, ma una condizione necessaria per la crescita economica e la competitività del nostro Paese”. È passato poco più di un mese da quando il 7 ottobre scorso il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha pronunciato questa frase durante una conferenza stampa al ministero, dimostrando – a parole – di avere a cuore il risparmio energetico delle famiglie italiane. Eppure il governo Meloni, di cui fa parte, sta mettendo in piedi misure normative per ottenere però l’esatto contrario. E sono i numeri a dimostrarlo.
Il rapporto 2025 sull’efficienza energetica stilato da Enea – l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – svela che anche e soprattutto grazie al Superbonus 110%, introdotto dal governo Conte II, l’Italia nel 2024 è riuscita a risparmiare in un anno 4,5 Mtep (una unità di misura che confronta l’energia in tonnellate di petrolio). Secondo Enea, questa riduzione energetica equivale al consumo totale annuo di circa 4 milioni di abitazioni (sui circa 26 milioni presenti sul territorio nazionale). Riduzione che, convertita nel valore energetico di riferimento, vale circa 1 miliardo di euro l’anno.
Il problema però è che questo dato non è destinato a crescere, se non in misura marginale, perché proprio il governo Meloni ha smontato il Superbonus. Ed è lo stesso rapporto Enea a certificarlo. Leggiamo: “Le modifiche dell’impianto normativo – spiega il rapporto – che condurranno all’eliminazione della misura nel 2025, hanno ormai notevolmente ridotto l’apporto dei risparmi del SuperEcobonus”, avendo i progetti relativi all’anno 2024 contribuito al risparmio energetico per soli 0,127 Mtep, pari ad appena 115mila abitazioni. Mentre, parlando dei lavori conclusi lo scorso anno, “permangono i benefici prodotti negli anni di piena operatività della misura, che portano il dato al nuovo risparmio cumulato al 2024 a 1,36 Mtep”, dato in linea con le annate precedenti.
Insomma, sul fronte del risparmio energetico nazionale, l’eliminazione del superbonus è stato un danno. Anche perché le altre iniziative viaggiano a tutt’altri ritmi. Sempre dallo stesso report di Enea si apprende che “crescono gli effetti del Bonus Casa” pari a 0,150 Mtep (meno di un decimo del valore del Superbonus per il 2024) e dell’Ecobonus (0,161 Mtep). Crescono troppo lentamente anche Certificati bianchi e altre detrazioni fiscali.
Questo cosa significa? Che senza misure alternative ugualmente efficaci non si riuscirà a raggiungere gli obiettivi posti dal Piano energetico nazionale (Pniec) che fissa a 10,6 Mtep l’anno il risparmio atteso nell’anno 2030. Considerando anche che il dato del 2024 era coerente “solo” per il 90% rispetto a quello atteso dal piano per lo stesso anno. Insomma, se nel 2024 è stato “messo a valore” circa 1 miliardo di euro di energia risparmiata, senza misure adeguate si rischia di rinunciare a una cifra analoga negli anni prossimi. “L’efficienza energetica è anche una leva concreta di giustizia ed equità sociale. Contribuisce a contrastare la povertà energetica, riducendo il peso delle bollette sulle famiglie vulnerabili”, si legge nella prefazione della presidente di Enea, Francesca Mariotti. Basti pensare, si legge sempre nel rapporto Enea, che fin qui “le misure attuate hanno consentito un risparmio complessivo di 1.746.884 MWh/anno e una produzione di energia da fotovoltaico pari a 825.715 MWh/anno”.
Ma c’è altro. Il 30 settembre 2025 Enea aveva pubblicato un altro report che quantifica gli investimenti per i lavori conclusi e il numero degli edifici compresi nell’iniziativa Superbonus. Si certifica che il 96,2% dei lavori avviati sui 500.927 edifici che ne hanno fatto richiesta sono stati realizzati. Parliamo di circa 117 miliardi di euro sui 124 miliardi investiti, per circa 250 mila euro a edificio. Considerando che il ministro Pichetto Fratin vuole “ottenere risultati concreti per cittadini, imprese e territori, valorizzando appieno gli effetti benefici”, forse è il caso di valutare meglio il rapporto Enea.