
Torna a parlare dell’impianto: nel 2030 la discarica di Genova non potrà più ricevere rifiuti. Intanto cresce la mobilitazione dei contrari con una raccolta firme online.
Di Annamaria Coluccia e Alessandro Palemsnino
L’ipotesi di Scarpino come sede del nuovo impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti torna al centro del dibattito. A rilanciarla è il presidente della Regione Marco Bucci, che si dice fiducioso di poter pubblicare entro fine anno il bando per la realizzazione dell’impianto, benché — ammette — non vi sia ancora una proposta operativa concreta.
Bucci afferma di aver avuto “contatti preliminari positivi” con alcuni Comuni, inclusi quelli della Val Bormida, e sottolinea che «nessun amministratore avrebbe detto no a priori». Saranno i sindaci, insiste, a dover indicare le aree disponibili, mentre la Regione definisce le linee guida.
Secondo tali linee, le aziende che vogliono candidarsi alla costruzione dell’impianto dovranno presentare proposte solo se avranno già individuato un Comune disposto ad ospitarlo. Ma, ad oggi, nessun Comune ha formalizzato tale disponibilità, rallentando la pubblicazione del bando.
La questione agita anche la maggioranza che sostiene la giunta Salis. A Scarpino e nei quartieri limitrofi è già ripartita la mobilitazione: associazioni, comitati ambientalisti e gruppi di cittadini hanno avviato volantinaggi e una raccolta firme che ha già superato gli 800 sottoscrittori.
La sindaca Silvia Salis per ora non commenta, impegnata nella gestione dell’allerta meteo, ma i capigruppo della coalizione non nascondono le criticità.
Marina Caputo (PD) definisce l’approccio di Bucci «ricattatorio»: «La Regione non può scaricare sui Comuni la responsabilità di trovare un sito. Il problema va risolto, ma ognuno si assuma il proprio ruolo.»
Filippo Bruzzone (lista Salis) sottolinea la contraddizione: «Bucci spinge contro il suo stesso piano regionale. O ignoriamo il problema fino al 2030 o iniziamo a risolverlo. Serve chiarezza, non forzature.»
Marco Maesmaker (M5S) è netto: «Siamo e saremo sempre contrari all’inceneritore. Ed è paradossale che Bucci, dopo anni di inerzia, ora abbia questa improvvisa fretta.»
Intanto, sul territorio cresce la preoccupazione che la scelta finale venga calata dall’alto, mentre i cittadini chiedono trasparenza, confronto e soluzioni orientate alla riduzione, al riciclo e all’economia circolare.
