IL PRESIDENTE DAL FABBRO: «CRESCITA SOSTENIBILE» GIANLUCA BUFO PARLA L’AD : «FAREMO LA NOSTRA PROPOSTA ALLA REGIONE, RISORSE GIÀ A BUDGET» OLTRE ALLA LIGURIA, ANCHE PIEMONTE, CALABRIA, SICILIA E LAZIO INTENDONO DOTARSI DI UN IMPIANTO

l’intervista
Gilda Ferrari / Genova
«Il nostro è un piano di crescita solida, con un incremento dell’utile a vantaggio di tutti gli azionisti. Ci sono 6,4 miliardi di euro di investimenti. Quelli destinati a Genova prevedono una crescita media annua del 12% rispetto a quanto di importante il gruppo già faceva nel 2024». Gianluca Bufo, ad di Iren, spiega che, essendo la società un «attore importante sulla rete gas e sul ciclo idrico, gran parte di questi investimenti andranno su questi ambiti».
Come mai i lavori a Scarpino per il Tmb sono fermi?
«Su Scarpino abbiamo preso atto, in anticipo rispetto a questa nostra visione complessiva, del nuovo piano industriale della Regione Liguria: prima dell’estate dell’anno scorso, c’è stato l’indirizzo politico nel vedere una chiusura del ciclo rifiuti a livello ligure, con una soluzione tecnologica da fine ciclo rifiuti che non fosse l’esaurimento delle discariche. Quindi su Scarpino, d’accordo con Amiu che è la nostra committente, abbiamo interrotto l’avanzamento lavori rispetto alle opere già completate di palificazione, per andare a vedere quale sarà la soluzione che prenderà complessivamente la Regione Liguria in termini di territorio. Il Tmb progettato e voluto negli anni precedenti è una soluzione non necessariamente compatibile con un termovalorizzatore per tutti i rifiuti della Liguria».
La termovalorizzazione è un’attività strategica per il gruppo Iren?
«Assolutamente. Cinque sono le regioni italiane che (con indirizzo o già con autorizzazioni) hanno scelto in questi ultimi 12-18 mesi di pensare alla termovalorizzazione per rendersi autonome nella gestione del fine ciclo a livello regionale: Sicilia, Lazio, Liguria, Piemonte e Calabria. Il nostro piano industriale prevede investimenti su tre di queste cinque regioni italiane».
Quali?
«Calabria, Liguria e Piemonte, dove la quarta linea del Trm è un investimento autorizzato a livello regionale. In Calabria stiamo aspettando gli esiti della commissione rispetto alla proposta che abbiamo avanzato. In Liguria stiamo attendendo l’iter annunciato prima dell’estate dalla Regione».
Avete già inserito l’investimento a piano?
«Certo. Stiamo aspettando il bando per le manifestazioni di interesse perché abbiamo intenzione di partecipare. Mi aspetto una richiesta di manifestazione di interesse coerente con quello che ha deliberato la giunta lo scorso giugno. A quelle condizioni siamo interessati».
Quanto a budget?
«Dipende dalla taglia. La taglia prevista dalla delibera della giunta, un impianto da 350 mila tonnellate, richiede un investimento tra i 400 e i 500 milioni di euro».
Si parlava di scendere a 240 mila tonnellate: basterebbero per rendere autonoma la Liguria?
«Un impianto da 350 mila sarebbe adeguato, ma la dimensione ideale dipende anche dal miglioramento della raccolta differenziata. Il Piemonte (con la quarta linea) e la Calabria chiuderanno i loro cicli con impianti da 350 mila tonnellate».
Scarpino è la location del termovalorizzatore di Genova?
«Non lo dico io, uno studio del Rina, di cui si è dotata Regione Liguria, identifica Scarpino tra i cinque siti regionali che possono ospitare l’impianto».
Oltre all’integrazione di Egea, nuove acquisizioni?
«Questo è un piano industriale solido e concreto, che lascia spazio a eventuali opportunità, perché abbiamo la flessibilità finanziaria per farlo. Abbiamo un pacchetto di opzioni strategiche straordinarie che può valere 100 milioni di euro di Ebitda aggiuntivo. Non posso fare nomi. Abbiamo iniziative su due fronti: il consolidamento di società già partecipate da Iren, che possono essere ben integrate; la valutazione di altre realtà esterne sui nostri territori di riferimento». —
