Mauro Camoirano
Termovalorizzatore, sempre più chiaro il pressing della Regione. Sembra ormai definitivo che le alternative siano due: Scarpino o Cairo. In comune, però, la ritrosia verso tale impianto: più politica nel Genovese, più del territorio in Val Bormida. Tanto che il governatore Bucci ha minacciato, se non si supererà lo stallo, la possibilità di un atto unilaterale con tanto di espropri. 
Per il presidente della Provincia, Pierangelo Olivieri, «non possiamo sottrarci dal fare una scelta sulla vocazione industriale del nostro territorio, superando la cecità di non capire che certe filiere produttive non funzionano più e che certe alternative devono essere sostenute ma rimarranno di nicchia e comunque non sostitutive. Con le tecnologie attuali e un bilanciamento ambientale che dovrà affrontare il tema del carbone, può essere un’opportunità importante e gestibile, con ritorni per le aziende del territorio e per i residenti riguardo produzione energia e contenimento Tari. Mettendo poi sul piatto i temi infrastrutturali, sia riguardo la rete ferroviaria che la viabilità». Sottolinea: «Il treno è una possibilità realistica, abbiamo già avuto un incontro con MercItalia. Poi parliamoci chiaro: a me non spaventa un maggior numero di camion se significa portare lavoro ed economia, ma il punto è che, nell’eventualità di un aumento di traffico pesante, bisogna fare in modo che le strade possano essere percorse in sicurezza e garantendo una fluidità accettabile». 
Così l’assessore regionale Paolo Ripamonti: «È un impianto necessario per il quale, quindi, bisogna affrontare con responsabilità tutti gli aspetti senza preconcetti, compresa la scelta di dove collocarlo. Sfuggono certe crociate: se il Pd ritiene che i termovalorizzatori siano così nefasti, perché non li fa chiudere? Ce ne sono 36 in Italia, la maggior parte dei quali su territori da loro amministrati. Dimostrino coerenza. Ripeto, occorre discuterne con serietà, consapevoli che un sito che ha un buon collegamento ferroviario, che tra l’altro si intende potenziare, ha un valore aggiunto». 
Il consigliere regionale Angelo Vaccarezza lancia un appello ai sindaci: «Quando uno fa il sindaco, ed io l’ho fatto, non può nascondersi dietro un Comitato, o il parere della sua minoranza consigliare. Un sindaco, se è tale, deve assumersi l’onere della decisione. E deve farlo non con la pancia, ma con la testa, mettendo sul piatto i pro e i contro di quella decisione, guardando all’oggi ma anche al domani, e non agli slogan». 
Dal versante dei contrari, il consigliere regionale Pd Roberto Arboscello, invece, afferma: «La chiusura del ciclo rifiuti è un tema serio che andrebbe affrontato con un confronto approfondito, dati alla mano. Invece, come al solito, si è palesata l’estrema superficialità ed arroganza da parte di un centrodestra che pensa che basti avere un sì da parte di un sindaco per costruire un impianto di cui non si conosce la tipologia, l’ubicazione, l’utilità. Il tema è regionale, e chi governa ha il dovere di programmare, e non di scaricare le responsabilità su un’amministrazione comunale. Altro che eventuale espropri come dice Bucci». E riguardo trasporto, compensazioni, ricadute: «Un bluff. Non sanno neanche quale tipo di impianto, figuriamoci il trasporto. Dicono che riscalderanno le case o che daranno energia alle industrie ma sanno che non è fattibile». 
Rimane una contrapposizione di principio quella del consigliere regionale AVS Jan Casella: «Le conseguenze negative sarebbero smisurate. In Liguria non c’è bisogno di un termovalorizzatore, ma di rendere la raccolta differenziata funzionante, come già succede in molti comuni». —