“Troppo allarmismo sulle ceneri stoccate nel sito di Bragno”

Mauro Camoirano
Cairo
Ceneri stoccate a Bragno: «Premettendo che si tratta di rifiuti non pericolosi, visto che c’è chi fa allarmismo, un conto è pretendere che quel capannone sia messo in sicurezza; così come un conto è sottolineare che tale esempio conferma che nella valutazione di un termovalorizzatore bisogna avere certezze e controlli non solo su inquinamento diretto, sulle emissioni, ma anche su tutta la filiera, stoccaggio e riutilizzo delle ceneri comprese, così come modalità di trasporto, e tanti altri elementi. Altro, invece, è inventarsi parallelismi ed allarmismo tra la discussione in corso ed una vicenda precedente per la quale come Comune ci siamo mossi subito secondo le competenze dell’Ente». Il sindaco di Cairo, Paolo Lambertini, commenta così la vicenda degli oltre 27 mila mc di ceneri da termovalorizzatore stoccate nel capannone Ecocem a Bragno.
L’impianto era stato autorizzato dal 2016, dalla Provincia, per lo stoccaggio di 4500 mc di ceneri, presumibilmente da inviare produzione clinker nei cementifici, più ulteriori 4.100 metri cubi di scorie già pretrattate. Ce ne erano, però, oltre 27 mila. La prima segnalazione è partita proprio dal Comune di Cairo all’Arpal, nel 2019, come conferma la stessa agenzia regionale che segnalava a chi di competenza l’anomalia rispetto all’autorizzazione (difformità rispetto la quantità, non la tipologia di rifiuto). Intanto, però, passa del tempo e si incrociano altre indagini.
Spiegano, dalla Provincia: «Il sito, già sottoposto a sequestro preventivo (2022) su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Genova, è stato oggetto di costante monitoraggio sin dalla ricezione della nota informativa dei Carabinieri del NOE di Genova». Non appena avvenuto il dissequestro del sito, il 5 marzo di quest’anno, «ci siamo attivati al fine di verificare l’effettuazione delle operazioni di rimozione dei rifiuti, non precedentemente eseguibili a causa del vincolo giudiziario. Visto che la situazione non era cambiata, la Provincia ha diffidato la società Ecocem. Verificando, però, che la situazione rimaneva immutata, a fine maggio abbiamo dato l’avvio formale del procedimento di revoca autorizzativa».