Cari amici del Fatto, dopo ben 16 anni da insegnante precario (2009…), quest’anno sono passato a tempo indeterminato. Penso abbiate sentito parlare della famosa Carta docente, il bonus annuale, introdotto dalla “Buona Scuola” del mai rimpianto Matteo Renzi nel 2015, che vale 500 euro ed è destinato ai docenti per la formazione e l’aggiornamento professionale. Questo, però, non vale per i docenti precari: incredibilmente e contro la Costituzione, questi sono considerati docenti di serie B.
Nel 2022 la Corte di Giustizia europea stabilisce che negare il bonus ai precari viola il principio di non discriminazione, aprendo la strada a ricorsi dei docenti. Nel 2023 il decreto “salva infrazioni” estende la Carta ai precari, ma solo per un anno. Io quindi nel 2022 faccio ricorso per poter recuperare almeno cinque anni di Carta docente non riconosciuta. Sono ancora in ballo: una volta il giudice rimanda l’udienza (minimo di sei mesi…), un’altra volta è malato… Finalmente il 9 ottobre il giudice accoglie il ricorso, ma bisogna ancora aspettare l’istanza (fino a 60 giorni…) e poi comunicarla al ministero…
Insomma, una via crucis senza fine. Alla fine mi chiedo: non basta essere tra i docenti meno pagati d’Europa? Bisogna essere pure umiliati a dover chiedere quello che ci dovrebbe spettare di diritto? Amaramente. Un abbraccio resistente.
Prof. Andrea Zanello
Caro prof. Zanello,
le cose forse stanno peggio. La carta docente, da 500 euro, aveva fondi da spendere fino al 31 agosto 2025. Con il nuovo anno scolastico si attende un cambiamento dovuto anche alla giusta vittoria legale dei precari che hanno diritto a quella carta. Ma per il 2025/2026 non sono stati previsti nuovi fondi e quindi si attende un cambio dell’importo annuale che ora verrà ricalcolato proporzionalmente sulla base delle richieste e la ridefinizione verrà fatta d’intesa con il Mef.
Intanto, la piattaforma della Carta del docente è sospesa e non si sa quando verrà riattivata. La Flc Cgil scrive in un suo comunicato che “è forte il rischio che sia ridotto fortemente l’importo. Già 500 euro rappresentano una cifra irrisoria, abbassare ulteriormente l’importo significherebbe compromettere del tutto la possibilità di assicurare un indispensabile sostegno economico alla formazione dei docenti”.
Salvatore Cannavò