Le dichiarazioni dell’assessore regionale Paolo Ripamonti sulla possibile costruzione di un inceneritore in provincia di Savona sono inaccettabili e profondamente offensive per un territorio che da decenni subisce le conseguenze di scelte industriali sbagliate.

Collegare la realizzazione di un impianto di combustione dei rifiuti alla messa in sicurezza dei fiumi è un’affermazione che lascia senza parole.
Una tesi che rivela una superficialità disarmante e l’ennesimo tentativo di vendere illusioni a chi da anni aspetta bonifiche, investimenti puliti e sviluppo sostenibile.

Se i dati reali restano confermati, dimostrano tutt’altro: l’impianto del Gerbido di Torino, spesso citato come modello, nel solo 2016 ha prodotto oltre 113.000 tonnellate di rifiuti tossici, consumato più di un miliardo di litri d’acqua di falda e bruciato quasi 8 milioni di metri cubi di metano, immettendo nell’ambiente decine di sostanze inquinanti.
Questa sarebbe la “messa in sicurezza” promessa da Ripamonti?

In Val Bormida un inceneritore non ha alcuna giustificazione:

  • è lontano dai principali centri di produzione dei rifiuti, concentrati nell’area genovese;
  • comporterebbe costi di trasporto altissimi e un ulteriore sovraccarico delle infrastrutture viarie, già in grave sofferenza;
  • avrebbe un impatto economico e sanitario devastante su un’area che sta ancora pagando il prezzo dell’inquinamento industriale del passato.

Il Coordinamento Valle Bormida Ligure & Piemontese NO INCENERITORE respinge con forza ogni tentativo di normalizzare un progetto che non sta in piedi né ambientalmente né economicamente.
La Valle ha già dato: oggi ha diritto a bonifiche vere, tutela del territorio, energie rinnovabili e sviluppo locale sostenibile, non a nuovi camini che bruciano rifiuti e futuro.

La chiusura del ciclo dei rifiuti si costruisce con riduzione, riuso e riciclo, non con l’ennesima scorciatoia fossile.