” Ambiente, la Valbormida si mobilita «L’inceneritore danno alla salute»


Il caso
Luisa Barberis / Millesimo
Il termovalorizzatore, una nuova cava a Bormida, l’invasione delle pale eoliche ad Altare. Sono le questioni ambientali che rendono incandescente l’autunno in Valbormida, dove i cittadini tornano a riunirsi in assemblea per “difendere” il territorio da nuovi progetti.
TERMOVALORIZZATORE 
L’ipotesi di realizzare un impianto per lo smaltimento dei rifiuti incassa un altro secco no. È arrivato ieri, a Millesimo, dal convegno organizzato dal Wwf al cinema Lux, “Inceneritori e termovalorizzatori: un falso progresso”. Abitanti e associazioni sono preoccupati e intendono continuare la mobilitazione: organizzeranno altre assemblee, proteste. «Perché qui? Perché per noi la risposta all’ipotesi inceneritore è no – ha chiarito Regina Sozzi, delegata regionale Wwf -: no in Valbormida e no in qualunque altra parte della Liguria. Nei vari interventi, si è visto nero su bianco che questi impianti sono dannosi per la salute, per l’ambiente. È stato chiarito che la motivazione è economica, non certo tecnica come si dice per convincere i cittadini ad accettarlo. Una volta costruiti, si rivelano controproducenti. E allora perché non applicare quel che era già scritto nel piano regionale dei rifiuti, per esempio una differenziata spinta, ma che poi è stato disatteso». Per i cittadini l’unica possibilità è lavorare insieme: «Continueremo a lottare insieme per far sentire il nostro no», è la conclusione della mattinata millesimese. A febbraio tutti i sindaci hanno firmato un documento unitario per bocciare il progetto, ma la questione sembra aver preso un’accelerata dopo che il presidente della Provincia, Pierangelo Olivieri , ha aperto a possibili valutazioni nel tavolo tecnico. Un passo che spaventa gli abitanti e che ieri ha portato in sala le associazioni. 
Daniela Prato, portavoce del comitato che riunisce 13 realtà, lo ha detto in modo chiaro: «Sembra che i politici abbiano cambiato idea e ci spaventa. Auspichiamo che, dopo aver ascoltato dati ed esperti, facciano un passo indietro. Qui i rifiuti arriverebbero da 100 km di distanza, la valle non produce il fabbisogno di un inceneritore, perché accoglierlo in un territorio che ha già subito ferite ambientali indelebili». 
In sala c’erano anche alcuni sindaci: da Carcare al Altare, Plodio e Cosseria, gli amministratori di Millesimo. 
CAVA DI BORMIDA 
Venerdì sera, un centinaio di persone hanno partecipato all’assemblea pubblica organizzata a Bormida in vista della possibile riapertura della cava Giambrigne. L’omonima società, Giambrigne Srl, vorrebbe riaprire la cava in località Costa, un sito da 380 mila metri cubi di calcare, ma l’impianto porterebbe ripercussioni e un via vai di camion in paese. Il progetto è già stato bocciato dalla Regione per un problema tecnico (la valutazione di impatto ambientale era scaduta), ma la società ha presentato ricorso e il responso che arriverà a giorni potrebbe anche spianare la strada al riavvio della cava. Per questo gli abitanti hanno deciso di mobilitarsi: l’altra sera il progetto è stato analizzato nei dettagli e ora il Comune agirà in due direzioni: l’amministrazione intende far luce sui vizi burocratici che hanno portato alla bocciatura, ma nominerà anche dei legali per presentare una richiesta di “atto di intervento” per poter esprimere il proprio diniego durante la fase giudiziale, che si aprirà a breve. 
PALE EOLICHE 
Anche ad Altare sono giorni febbrili, in vista del ricorso che i Comuni di Altare, Cairo e Mallare presenteranno per opporsi al decreto regionale che ha dato il via libera (tecnicamete è un parere positivo alla Valutazione di impatto ambientale) al progetto “Bric Surite”. Un parco con 6 pale, alte oltre 180 metri, che andranno a occupare l’ultima porzione di prati liberi dall’insediamento dell’uomo. Gli abitanti sono in silenzio da alcuni giorni, ma stanno supportando le amministrazioni nel raccogliere materiale per il ricorso. «È una fase delicata – ammette Costantino Bormioli, del Comitato Bric Surite – Non ci fermiamo, continuiamo a difendere il territorio». —