Massimo Picone
Cosa succederà nel futuro prossimo per l’incompiuta Aurelia Bis? Adesso che l’Anas e il commissario straordinario del governo, Matteo Castiglioni, valutano seriamente la revoca dell’appalto dei lavori della variante Albisola Superiore (Grana)-Savona/corso Ricci, a causa delle inadempienze dell’impresa Italiana Costruzioni Spa di Roma, appaltatrice dell’opera, alle obbligazioni del contratto? In pratica, è stato ribadito ciò che aveva già accennato giorni fa il viceministro alla Infrastrutture dei Trasporti, Edoardo Rixi, ai margini dell’assemblea dell’80° anniversario dell’Unione Industriali di Savona, ossia l’ipotesi sempre più concreta di scindere il contratto con Ici e cercare una ditta all’altezza di terminare un’opera costata finora 273 milioni di euro di fondi pubblici. 
Di certo, è appurato che l’ultimo anno è trascorso con sei operai specializzati occupati a eseguire lavori di piccola manutenzione, uno di quali andrà in pensione alla fine dell’anno. Nel frattempo l’elettricista aveva già rassegnato le dimissioni nei mesi scorsi e l’ingegnere capo se ne andrà alla fine del mese in corso. Tutti i giorni, alcuni tecnici di Anas sono presenti nel cantiere di Grana per verificare le emergenze che sorgono quotidianamente dall’abbandono dei lavori: dalle infiltrazioni nei viadotti allo stato di ammaloramento all’interno delle gallerie, particolari criticità sono state registrate nel tunnel Cappuccini, fino alla problematica riguardante le vie di fuga installate per servizio e per i futuri utenti. In una nota, Anas e il commissario, hanno precisato: «Non abbiamo perso tempo. Gli ultimi mesi, caratterizzati da forti rallentamenti e fermi del cantiere, sono stati condizionati dalla procedura di ricomposizione del debito al Tribunale di Roma, avviata dall’impresa a luglio del 2024 per risolvere una situazione di grave crisi finanziaria. In tale fase, la linea di condotta verso l’impresa è stata subordinata alle misure protettive proprie dell’iter amministrativo del tribunale, non potendo, nel rispetto della legge, attivare immediati provvedimenti risolutivi», spiegano in una nota i dirigenti di Anas, concessionaria della tangenziale lunga 5, 2 chilometri e giunta a ¾ della realizzazione. «Non abbiamo perso tempo?» è stata la risposta allo sfogo del sindaco di Savona, Marco Russo, che ha detto: «Persi inutilmente nove mesi. Per molto tempo ci è stata chiesta pazienza, nonostante il cantiere fosse sostanzialmente fermo, spiegando che vi era pendente una procedura in tribunale per rimettere l’azienda in condizioni di operare; siamo stati rassicurati che le cose stavano procedendo per il meglio e, prima dell’estate, ci è stato detto che la procedura si era conclusa positivamente e che a settembre i lavori sarebbero ripresi. Non abbiamo alzato la voce e abbiamo seguito con apprensione gli sviluppi. Ora scopriamo che la crisi è ancora acuta, al punto da ipotizzare la revoca dell’appalto. A questo punto il territorio si sente preso in giro: sappiamo bene che queste procedure sono complesse, ma se il processo non era adeguato a rimettere in condizioni l’azienda di operare si doveva intervenire prima evitando di perdere inutilmente quasi nove mesi. La cosa è intollerabile: si parla sempre di esigenza infrastrutturale del nostro territorio ma questo cantiere ormai è ridicolo». L’Anas ha allo studio le soluzioni finalizzate alla revoca dell’appalto, dovendo tuttavia tener conto che l’impresa ha presentato domanda di concordato in bianco al tribunale di Roma. È una procedura che permette a un imprenditore in crisi di presentare una domanda di concordato preventivo con una documentazione incompleta, ottenendo un termine per depositare il piano e la proposta di concordato in un secondo momento. —