La Provincia di Savona dice sì al termovalorizzatore. A seguito del lavoro tecnico svolto dal Tavolo permanente – che riunisce la Provincia di Savona, la delegazione degli Amministratori Locali, la Regione Liguria, l’ARLIR e personalità del mondo scientifico e sanitario, tra cui l’Istituto Superiore di Sanità – sono stati analizzati tutti gli aspetti ambientali e sanitari connessi all’eventuale realizzazione di un impianto per la chiusura del ciclo dei rifiuti, condividendo anche le esperienze maturate nelle altre Regioni, dove i termovalorizzatori operano da decenni.

«Al di là della provincia di Savona – che peraltro ospita discariche non solo al servizio del proprio territorio – il tema della chiusura del ciclo dei rifiuti è imposto dalle normative europee. Oggi è il momento di pianificare il loro superamento: l’unica strada percorribile è la realizzazione di impianti altamente performanti, capaci di trasformare i rifiuti in energia green.», spiega il presidente Olivieri.

«Esiste un tema – ggiunge il Commissario dell’Agenzia regionale per i rifiuti Giuliano -, in Liguria, nel 2024, sono state smaltite circa 325.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati, a cui si aggiungono oltre 50.000 tonnellate di scarti provenienti dalla raccolta differenziata, smaltiti in parte nelle discariche liguri e in parte nei termovalorizzatori fuori regione. Le direttive comunitarie impongono ai Paesi membri la chiusura del ciclo attraverso due azioni principali: una differenziazione spinta dei materiali – con il conseguente recupero delle materie prime – e la trasformazione in energia green del residuo non recuperabile. Quel residuo, che in Liguria esiste e continuerà a esistere, deve trovare una destinazione diversa dalle discariche: servono impianti altamente innovativi, oggi disponibili, che permettano di trasformare lo scarto della raccolta differenziata in energia, in un possibile completamento sinergico con le imprese energivore presenti sul territorio regionale e volto a favorire la progressiva riduzione della Tari per i cittadini. Tutto ciò deve avvenire con un coordinamento mirato a garantire la tutela dell’ambiente, proseguendo le attività di collaborazione tra istituzioni, Istituto Superiore di Sanità e rappresentanze delle comunità locali. Questo è il vero ciclo green dei rifiuti, in un contesto di autonomia e autosufficienza regionale: dall’inizio alla fine».