
Il veterano del M5S pensa al magistrato Mancuso per il pool che vaglierà i candidati. In settimana tavolo sul programma con i partiti
Luca de Carolis
Il tempo corre veloce, i sospetti e le pretese di più. Così il candidato alla presidenza della Regione Campania Roberto Fico vede e sente tutti: parlamentari, candidati, ex magistrati del pool che immagina per vagliare le liste. Perché il 5Stelle con tutti dovrà trattare, e tutti dovrà – o almeno vorrebbe – controllare. Per questo ha cominciato a parlare con il futuro segretario regionale del Pd Piero De Luca, che a differenza del padre Vincenzo gli apre la porta: “Con Fico ci stiamo sentendo telefonicamente, su di lui vedo solo cadere veti”. Soprattutto, in un sabato zeppo di impegni, incontra l’europarlamentare del Pd Sandro Ruotolo, schleiniano di primo conio che tanto ha spinto per la sua candidatura. Partecipa a conference call, telefona e consulta. Tra i tanti che sente spesso c’è anche Paolo Mancuso, magistrato, ex assessore della giunta Manfredi, già presidente dell’assemblea e della direzione del Pd di Napoli. L’ex pm è uno di quelli a cui Fico potrebbe chiedere di controllare nome per nome le liste che lo sosterranno, in un apposito collegio. Magari affiancandolo all’ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, attuale deputato del M5S, e almeno un altro magistrato. Lo aiuteranno a coprirsi le spalle. Lo stesso scopo di quel codice etico – o protocollo per la legalità – per filtrare all’origine i candidati, a cui il 5Stelle lavora già da tempo.
Se ne parlerà, sicuramente, nel primo incontro sul programma con partiti e liste varie che l’ex presidente della Camera avrà tra domani e mercoledì. “In questi giorni – fa sapere Fico – mi sono confrontato con i rappresentanti delle forze politiche e civiche che hanno manifestato la propria disponibilità a far parte della coalizione progressista”. Come a dire che ha preparato il terreno. Ma certe tensioni sono rumorose. Venerdì il solito De Luca senior, che vorrebbe due liste e sa che Fico non vuole dargliene più di una, aveva (ri)alzato la voce, innanzitutto proprio contro il codice etico. Ma l’idea di regole e controlli sulle liste non piace neppure a Clemente Mastella: nervoso in primis perché non vuole riempire la propria – Noi di centro – ma anche perché teme la concorrenza della Casa riformista, la creatura centrista inventata da Matteo Renzi per occultare il simbolo di Italia Viva. Così ieri il sindaco di Benevento ha avvertito: “La coalizione a sostegno di Fico in Campania non può restare ostaggio di derive forcaiole, ipocrite e doppiopesiste. Se qualcuno pensa che a sinistra valga il garantismo e la separazione tra giustizia e politica e al centro si applica il metro forcaiolo facendo le pulci alle fedine penali di tutti, non lo consentiremo. Il metro che vale per giudicare la candidabilità è quello costituzionale e normativo”.
Mastella teme che il codice etico possa diventare una livella solo per le varie sfumature di centro. Ma per Fico quello è un salvacondotto irrinunciabile. Lo sa benissimo anche Elly Schlein, che ieri dalla festa del Fatto gli ha recapitato caldi elogi: “La candidatura di Roberto è la più grande promessa di rinnovamento, perché è una persona perbene, che ha dimostrato la vicinanza alle persone”. Ma a colpire è il paragone con Ignazio Marino, a suo tempo cacciato dal Pd dal Campidoglio con le dimissioni dal notaio dei suoi consiglieri: “Qui a Roma è stato fatto dimettere un sindaco eletto con il modo che sappiamo. Noi abbiamo bisogno di tenere uniti partito e coalizione per consentire a Fico non solo di vincere, ma di governare senza che nessuno lo metta in discussione il giorno dopo”.
Come a dire che il rischio di avere alla guida della Campania un presidente politicamente zoppo è concreto, e va scongiurato. Forse è per questo, è il sottotesto, che lei stessa ha voluto come segretario il figlio di De Luca (“quella del congresso unitario è una proposta nostra”). D’altronde lo stesso De Luca junior sembra confermare lo spirito dell’operazione: “Non ci sono state pregiudiziali nei confronti della candidatura di Fico e nelle scorse settimane è stato fatto un lavoro importante”.
E gli scontri tra il 5Stelle e suo padre? “Tra loro c’è una dialettica fisiologica, ora bisogna mettere a terra una piattaforma programmatica che parta dalle cose positive realizzate in questi dieci anni”. Cambiare tutto per non cambiare niente, diceva qualcuno. Ma per resistere Fico dovrà fare il contrario.
