Un altro no della valle al termovalorizzatore «Sarebbe uno schiaffo morale per gli abitanti»


LA PROTESTA
Luisa Barberis / Carcare
«Pensare a un termovalorizzatore in una valle che ha già pagato un caro prezzo per l’inquinamento non è solo una proposta priva di visione per il futuro, è uno schiaffo morale». 
Continua la protesta degli abitanti della Valbormida contro l’ipotesi di accogliere un nuovo impianto per lo smaltimento dei rifiuti nell’entroterra, verosimilmente a Cairo. In tanti si sono ritrovati l’altra sera, nel centro polifunzionale di Carcare, per dire no su tutta la linea. L’assemblea si è aperta con un minuto di silenzio per ricordare padre Italo Levo, il sacerdote scomparso domenica. Poi i toni si sono subito accesi e gli organizzatori della serata, Anteas e il Coordinamento “No Inceneritore – Valle Bormida Ligure & Piemontese” (riunisce 13 associazioni, dal Comitato sanitario locale al Wwf), ma anche il pubblico, hanno ribadito la forte contrarietà all’ipotesi di accogliere un termovalorizzatore. 
«Noi non possiamo diventare il ricettacolo dei rifiuti prodotti a decine di chilometri di distanza – ha ribadito la portavoce del coordinamento, Daniela Prato, sintetizzando gli interventi della serata – specialmente dove la raccolta differenziata è ancora largamente insufficiente, né tantomeno ospitare rifiuti industriali e speciali, pericolosi per salute e ambiente. In un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo a causa di una storia industriale inquinante e distruttiva, questa proposta non è solo priva di visione per il futuro, ma rappresenta un vero e proprio schiaffo morale a una comunità che oggi sta investendo sul riscatto, sul recupero ambientale e su un modello economico sostenibile».
Quella di Carcare era la terza assemblea pubblica dopo Cairo e Cosseria. Durante la serata è intervenuta la dottoressa ed ex consigliera comunale, Daniela Lagasio, che ha parlato di rischi per la salute. Era collegato in video il consigliere regionale Roberto Arboscello, il collega Jan Casella ha inviato un messaggio. Il gruppo fa leva sul fatto che molti Comuni dell’entroterra, Cosseria, Plodio, Altare, Murialdo, Bormida, Carcare e Cengio hanno già approvato delibere di netta contrarietà. La Provincia di Savona ha votato un ordine del giorno per aprire un tavolo tecnico e approfondire la situazione prima che venga presa una decisione. «I Comuni hanno scelto la responsabilità e la prevenzione, senza attendere la comparsa di un progetto “ufficiale” – aggiungono dal coordinamento -. Non possiamo aspettare che le carte ci vengano calate dall’alto, dobbiamo dire ora che non siamo disponibili, che qui non c’è spazio neppure per le ipotesi. E per questo continueremo a informare la popolazione con nuove assemblee pubbliche, con una presenza costante sui social, nelle scuole, attraverso percorsi di educazione al riciclo e al riuso, coinvolgendo le nuove generazioni, perché per loro stiamo facendo questa battaglia. La Valbormida ha già dato. Ora ha diritto a un futuro sano, equo e sostenibile». —