
Lunedì 4 agosto alle ore 20.30, presso il Centro Polifunzionale di Carcare (sopra la Croce Bianca), si terrà una nuova assemblea pubblica promossa dal Coordinamento Valbormida Ligure e Piemontese NO INCENERITORE, con la partecipazione di sindaci, tecnici, associazioni e cittadini.
Dopo gli incontri di Cosseria e Cairo Montenotte, la mobilitazione contro l’ipotesi di un termovalorizzatore da 300.000 tonnellate annue in Val Bormida prosegue con forza e determinazione. Un impianto che, se realizzato, trattando i rifiuti dell’intera Liguria (e oltre), trasformerebbe la valle in un polo di smaltimento, cancellando qualsiasi prospettiva di sviluppo sostenibile.
❗ Un progetto che non valorizza, ma consuma
Nonostante i comuni valbormidesi abbiano una raccolta differenziata al 75%, il nuovo inceneritore servirebbe principalmente a bruciare i rifiuti di Genova, dove la differenziata si ferma al 50%. Un paradosso inaccettabile per un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo in termini ambientali e sanitari.
Il progetto solleva inoltre pesanti criticità economiche e sociali:
- Nessuna filiera produttiva reale
- Occupazione minima (qualche decina di posti)
- Possibile aumento della TARI
- Deprezzamento degli immobili e impatto su agricoltura e turismo
💬 Una valle che dice NO
Durante il Consiglio comunale di Cairo Montenotte del 29 luglio, cittadini e associazioni hanno affollato la sala per chiedere un NO chiaro e definitivo da parte dell’amministrazione. Il sindaco Lambertini ha ribadito la centralità della qualità dell’aria ma non ha assunto una posizione esplicitamente contraria, suscitando proteste.
Daniela Prato, portavoce del Coordinamento, dichiara:
“La nostra battaglia di sensibilizzazione continua. Non possiamo permettere che si arrivi alla realizzazione dell’impianto. La Val Bormida ha già dato: vogliamo un altro futuro, basato su tutela ambientale e sviluppo sostenibile.”
📢 Tutti all’assemblea del 4 agosto a Carcare
L’incontro del 4 agosto sarà un’occasione fondamentale per informarsi, confrontarsi e unire le forze. Serve una mobilitazione collettiva per fermare un progetto calato dall’alto, che non porta benefici ma gravi conseguenze per il presente e il futuro della valle.
Val Bormida resiste. E non si brucia.
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