
Camera. La segretaria dem convoca i suoi e dà la linea: “Il nostro suolo non venga usato per la guerra”. Oggi in Aula si votano le risoluzioni
Luca de Carolis
Uniti, di nuovo, da un no che adesso suona necessario perfino per Giorgia Meloni. Niente basi italiane per nuovi attacchi all’Iran, invocano in varie forme Cinque Stelle, Pd e Alleanza Verdi e Sinistra, nella domenica in cui aggiustano e limano le risoluzioni che presenteranno oggi pomeriggio alla Camera, quando la premier renderà le sue comunicazioni all’aula in vista del Consiglio europeo del 26 e 27 giugno. E proprio lì, in quei testi che hanno mero quanto rumoroso valore politico, le opposizioni metteranno nero su bianco il loro veto alla concessione del suolo italiano per azioni militari contro Teheran. Nuovo mastice, per i progressisti che sabato a Roma hanno sfilato assieme ma non troppo – solo sei i dem presenti – contro il riarmo e lo sterminio a Gaza. Un punto di ripartenza naturale per Alleanza Verdi e Sinistra, come per il Movimento, che in giornata lo dice tramite il capogruppo a Montecitorio Riccardo Ricciardi alfattoquotidiano.it: “Bisogna essere chiari nel pretendere che le basi italiane non vengano concesse agli Stati Uniti per altri attacchi all’Iran, e speriamo che su questo ci sia la convergenza almeno di tutte le opposizioni”.
Ma la segretaria del Pd Elly Schlein è sulla stessa linea, e lo precisa già in tarda mattinata: “Il governo dica con chiarezza che non parteciperà ad azioni militari e che non consentirà che il nostro territorio possa essere utilizzato per dare sostegno a una guerra che la comunità internazionale deve provare a fermare”.
Concetto, raccontano, che avrebbe detto alla stessa Meloni nel corso di una telefonata. Nel pomeriggio sempre Schlein riunisce la segreteria del Pd in una conference call, per definire i contorni della risoluzione e la linea, anche comunicativa. È nella riunione che viene definito il punto sul no alle basi. Digerito, almeno per ora, anche dai riformisti del Pd. “Sperando che non si debba arrivare a quel punto” riflette a margine un big. Ma Schlein “sente” che non è più tempo di formule vaghe. Sa bene che il tema delle basi può diventare un fianco scoperto anche per Meloni, a sua volta conscia di quanto sia impopolare l’ennesima guerra. Tradotto, non è il momento per ritirare la gamba. Anche, ovviamente, per non scoprirsi a sinistra rispetto a Giuseppe Conte, che in serata convoca un punto stampa sotto la sede romana del M5S per attaccare: “Chiedo a Meloni per una volta di non aspettare istruzioni dall’alto, quindi di non dare la disponibilità delle nostre basi militari e di garantire che nessun colpo verrà sparato da un nostro soldato”. Sillabe sovrapponibili a quelle del segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni: “Ora non pensino di trascinare il nostro Paese in guerra, concedendo l’uso di basi o del nostro spazio aereo”.
Oggi pomeriggio la scena si sposterà in aula, con i progressisti che rimprovereranno a Meloni di non aver preso le distanze dall’attacco all’Iran. E che insisteranno su Gaza, pur con una differenza non solo formale. Perché mentre M5S e Avs parlano da mesi di genocidio, il Pd non riesce ad andare oltre la definizione di “massacro”. Non a caso, lo stesso termine adoperato nella mozione unitaria di sabato, in cui dem, Movimento e rossoverdi chiedono al governo di interrompere il memorandum militare con Israele e qualsiasi altra forma di collaborazione bellica con Tel Aviv.
Se ne riparlerà, eccome, anche oggi. E lo sguardo, sempre in tema di campo progressista, sarà come al solito rivolto al Pd, cioè a eventuali distinguo o mal di pancia. Mentre nel Movimento continuano a lavorare all’evento di domani a L’Aja, dove Conte vuole lanciare un coordinamento dei partiti progressisti europei contro il riarmo. Un rilancio che ha un chiaro riflesso anche italiano. Perché è sulla pace che la sinistra italiana ha trovato un terreno comune, ma anche un campo dove tutti provano a superarsi a vicenda.
