
Secondo fonti internazionali come Reuters e Wall Street Journal, Israele ha ottenuto una supremazia aerea momentanea, riuscendo persino ad abbattere missili iraniani prima che fossero lanciati. Ma la rappresaglia di Teheran non si è fatta attendere: missili hanno colpito strutture civili in Israele, tra cui l’ospedale Soroka, causando decine di feriti e aumentando la percezione di una guerra ormai senza limiti.
Il ruolo degli Stati Uniti: pronti all’intervento?
La situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente se il presidente Trump decidesse di dare seguito ai piani militari già approvati per colpire obiettivi nucleari iraniani, in particolare il sito di Fordow. Al momento, l’ordine esecutivo non è stato emesso, ma i preparativi sono in stato avanzato. Il Pentagono ha previsto l’uso di bombe bunker-buster per penetrare nei siti più protetti, ma molti analisti mettono in dubbio l’efficacia e le conseguenze di un’azione simile.
Secondo il Belfer Center di Harvard e il Princeton SPIA, un attacco americano rischierebbe di allargare il conflitto a tutta l’area mediorientale, coinvolgendo milizie sciite in Iraq, Siria e Libano, e destabilizzando completamente lo Stretto di Hormuz, crocevia energetico globale.
Cosa dicono gli esperti
Gli analisti militari sono concordi: la scelta israeliana ha colpito duramente la capacità missilistica dell’Iran, ma non ha affatto eliminato la minaccia. L’Iran conserva la possibilità di reagire e, secondo esperti del Chatham House, potrebbe contare anche sull’azione indiretta di gruppi alleati come gli Houthi yemeniti o Hezbollah.
Inoltre un attacco americano comporterebbe una risposta immediata su obiettivi statunitensi in Medio Oriente, con il rischio concreto di una catastrofe geopolitica. La Russia e la Cina hanno già lanciato un monito: “Siamo a pochi millimetri da un disastro nucleare”.
La guerra che poteva essere evitata
L’intera vicenda solleva una domanda politica urgente: si poteva evitare tutto questo? La risposta, secondo molti osservatori indipendenti, è sì. L’intelligence americana non riteneva imminente la costruzione della bomba atomica da parte dell’Iran, e un percorso diplomatico – seppur difficile – era ancora percorribile. Invece si è scelto il linguaggio dei missili.
Per una soluzione politica, non militare
In questo contesto drammatico, è fondamentale rilanciare un appello per la pace, vero e concreto. Nessuna guerra, per quanto giustificata dalle ragioni della sicurezza o della deterrenza, potrà mai costruire giustizia.
La pace non è debolezza. È l’unico orizzonte di civiltà.
Serve una conferenza internazionale urgente, promossa dalle Nazioni Unite e sostenuta da Unione Europea, paesi arabi e comunità civile globale, per fermare la spirale di violenza. È il momento di costruire ponti diplomatici e abbattere i muri dell’odio. Perché ogni bomba lanciata oggi, sarà un seme di guerra domani.
L’umanità ha bisogno di ponti, non di bunker.
Articolo a cura di infoloreleca.com
