Savona, record di progetti “Vento intenso e costante e non ci sono tanti edifici”

Mauro Camoirano
Eolico: vento intenso e soprattutto costante, e poche case, ecco il perché di tanta concentrazione di impianti e progetti nel savonese e in Val Bormida.
A spiegarlo è l’esperto Domenico Bresciano, che con le sue società “M Consulting” e “Green Energy” effettua consulenze per vari progetti, da Monte Cerchio al mega parco da 198, 4 MW presentato nell’imperiese. Spiega: «La discriminante principale è la ventosità dei siti. Che non è quella comunemente percepita, ad esempio abbiamo fatto uno scouting (ricerca e valutazione di nuove idee o opportunità progettuali) per un possibile parco eolico in una zona della Valle del Po che richiama molti appassionati di deltaplano, quindi si presupponeva con vento, ed, invece, le caratteristiche non erano idonee. Le successive valutazioni riguardano vincoli e tutele: ad esempio la zona del Beigua è molto ventosa, ma non sono permessi insediamenti nelle aree Zps o Sic. Un altro elemento è l’urbanizzazione: la normativa impone una distanza di 500 metri da una frazione e 150 metri da una casa isolata, quindi le zone meno abitate sono le più idonee, e nell’entroterra è uno scenario più comune. Se a ciò aggiungiamo che le pale sono diventate sempre più performanti rispetto al passato, la scelta dei crinali dell’entroterra è la più logica». Continua: «Quindi si inizia l’iter con la VIA che, ricordo, oltre i 30 MW di potenza non è di competenza regionale ma statale, mentre oltre i 70 MW è considerata opera prioritaria di interesse nazionale. Anche perché se non si centrano gli obiettivi sottoscritti nel 2018 a livello europeo, le sanzioni sarebbero pesantissime». E che la discriminante sia la ventosità, intesa sia come intensità sia continuità, lo sottolinea anche Iren, anche se l’eolico non è certo il suo core business.
Stessa ottica, ma con qualche osservazione critica, da un primario e storico operatore come Fera, che sul Savonese ha realizzato i primi impianti già una quindicina di anni fa. Ribadiscono, infatti, che le caratteristiche di ventosità di alcuni aree, in linea con quelle di alcune dorsali appenniniche, sono tali da giustificare gli investimenti necessari per gli impianti: spesso c’è più vento sui crinali interni che danno sul mare che sulla costa, non solo per un semplice discorso di altezza, ma anche per rapporto delle diverse pressioni atmosferiche tra livello del mare e altitudine. In molte aree del savonese, poi, esistono territori agricoli, forestali o ex industriali che, a differenza di zone costiere o più urbanizzate come quelle di Genova ed Imperia, offrono minori vincoli insediativi e meno interferenze con centri abitati, aree turistiche e paesaggi protetti. Senza dimenticare che la produzione di energia rinnovabile in prossimità di complessi industriali, più frequenti in tali aree rispetto alla costa, risulta particolarmente idonea.
Però anche da parte di un operatore storico come Fera, tra le righe, emerge qualche perplessità. Una di metodo, perché, contrariamente a quanto succedeva in passato, a volte certi operatori prima iniziano gli iter procedurali e poi informano enti locali e territorio, aumentando il malcontento. La seconda perplessità riguarda la rete elettrica: quella valbormidese è obsoleta, e difatti sarà necessaro realizzare una mega sottostazione, a Mallare, a cui dovranno collegarsi molti dei parchi in progetto per potersi connettere alla linea da 380Kv Vado-Magliano Alpi. —
