C’è un nuovo fenomeno artistico che si aggira per le vie di Albisola Superiore. Lo hanno battezzato “bucoannomania”. Non è una corrente pittorica, né una nuova trovata turistica, ma una forma di street art dissacrante, nata per puro esasperato amore per questa città. O forse per rassegnazione.
A lanciare il segnale è un turista, uno di quelli fedeli: da 18 anni passa le sue vacanze ad Albisola. E ogni anno, puntualmente, trova la stessa buca. Stesso posto, stessa forma, stessa incuria. Una buca talmente vecchia che adesso è diventata maggiorenne. E così, l’artista anonimo le ha regalato una targa: “GLORY HOLE +18”, con tanto di lettering colorato. Il messaggio è chiaro: se non avete intenzione di sistemarla, almeno fateci ridere sopra.
Il turista commenta così:
“18 anni che vengo ad Albisola e 18 che questo buco non viene chiuso. Ho pensato di festeggiare la sua maggiore età con un’opera dedicata. Se solo non fosse che da questo marciapiede passano corrieri coi carrelli, passeggini e sedie a rotelle diretti alla spiaggia”.
E infatti non è solo una buca. È una trappola per chiunque voglia raggiungere il mare, un ostacolo urbano che colpisce soprattutto chi ha più difficoltà a muoversi. Altro che cartolina ligure: qui si rischia di farsi male.
Per le strade del centro, intanto, spuntano altre provocazioni: “BUCO”, “ROTTI – tetano gratis”, incollati vicino a tombini malconci, marciapiedi sbriciolati, muri scrostati. Persino i manifesti del Comune diventano tela: una vignetta con due sacchi di rumenta che si baciano davanti alla scritta “Si riunisce il Consiglio Comunale”. Geniale? Forse. Triste? Sicuramente.
Il Comune, nel frattempo, tace. Le buche no. Parlano, denunciano, ridono di noi e di chi ci governa.
Questa “installazione urbana diffusa” è molto più di uno scherzo: è una critica diretta all’amministrazione comunale, che sembra incapace perfino di rimediare alle piccole cose, figuriamoci alle grandi. Se una buca resta lì per 18 anni, che speranze ha un cittadino di vedersi risolta una richiesta urgente?
E allora ben vengano questi atti di “arte civile”. Perché dove non arriva la politica, a volte ci arriva l’ironia. E la vergogna.