<Il commento>

Un miliardo di euro speso per costruire due centri detentivi in Albania – Schëngjin e Gjader – presentati dal Governo Meloni come soluzione innovativa contro i flussi migratori. Ma la realtà è ben diversa: luoghi chiusi, disumanizzanti, attualmente quasi inutilizzati. E soprattutto, inefficaci.

Roberto Traversi, deputato M5S appena rientrato da una missione istituzionale in Albania, è netto: “Si tratta di un fallimento politico e morale. Nessuna deterrenza: i disperati partono comunque”. E ha ragione. Chi fugge da guerra, fame, miseria non si lascia fermare da accordi bilaterali o retoriche propagandistiche.

Questi centri sono prigioni mascherate da soluzioni, strumenti di un’ideologia che punta più all’effetto mediatico che alla reale gestione del fenomeno migratorio. E mentre si costruiscono muri e si esternalizzano le frontiere, si continua a ignorare il nodo centrale: un’immigrazione mal gestita è figlia della mancanza di visione, non dei barconi.

L’Europa – come ricordano anche le conclusioni della Corte di Giustizia Ue – guarda con sospetto a questo tipo di accordi, che rischiano di violare diritti fondamentali e trattati internazionali. E intanto, la cifra spesa grida vendetta: un miliardo di euro che si sarebbero potuti investire in accoglienza diffusa, percorsi di inclusione, politiche di sviluppo nei Paesi d’origine.

Serve un cambio di paradigma. Come dice Traversi, “l’immigrazione clandestina si contrasta trasformando il problema in un’opportunità”. Non con le prigioni, non con le illusioni, ma con scelte giuste, umane e lungimiranti.