“Vorrei tornare in Italia ma non riesco Qui in Svizzera guadagno oltre il triplo”

caterina stamin
«Come mi sento? Costretta a vivere lontana da casa mia. Distante da mio nonno che vorrei vedere tutti i weekend e che invece posso sentire solo al telefono. Vorrei tornare in Italia, amo il mio Paese. Ma non ci riesco».
Francesca Binello Vigliani ha 27 anni e da quando ne ha meno di venti vive fuori dal suo Paese. Distante centinaia di chilometri dalla sua famiglia, dai suoi amici, da quella che è casa sua. È partita da Torino per inseguire il sogno di entrare in un grande studio di architettura. E ce l’ha fatta. Dopo uno stage a New York e un Erasmus a Lisbona, ha preso la laurea a Mendrisio, in Svizzera, in quella che è riconosciuta come una delle migliori università al mondo del settore. Poi, come tutti, ha mandato curriculum: le è bastato un solo colloquio per trovare lavoro a Ginevra. Oggi è ancora lì, circondata dalle Alpi e dalle montagne del Giura. Anche se vorrebbe tornare a casa.
Perché dice di non poter rientrare in Italia?
«In Svizzera si sta benissimo ma il mio cuore è in Italia. E per una questione puramente economica e di crescita professionale non riesco a tornare».
Ovvero?
«A Ginevra mi hanno offerto subito un contratto a tempo indeterminato con uno stipendio da oltre 5 mila franchi al mese. Vorrei tornare ma le offerte sono deludenti». 
Da che punto di vista?
«Innanzitutto a livello di stipendio: mi hanno offerto 1.500 euro al mese da dipendente o 2.000 in partita Iva. È vero che la vita in Svizzera costa di più, ma riesco a mettere da parte qualcosa ogni mese e, così, ad avere dei risparmi per il futuro. In Italia questo è impensabile: lo stipendio offerto non basterebbe per mantenermi». 
Perché vuole tornare? 
«Ho cercato di spostarmi a Milano perché ha un panorama architettonico e di design che non è paragonabile ad altrove. Io vorrei solo tornare dove mi sento a casa, avvicinarmi alla mia famiglia e ai miei amici. Ma ci ho rinunciato ed è una scelta difficile».
Quanti curriculum ha mandato?
«Una decina. Ho fatto tre colloqui e mi hanno tutti fatto la stessa offerta. I miei amici che si sono laureati in Italia mi avevano detto che era un disastro, anche dal punto di vista della crescita professionale».
Com’è a Ginevra?
«C’è più volontà di far crescere i propri dipendenti. E questo dall’inizio: dopo la laurea sono stata assunta, in Italia ti fanno ripartire dallo stage, ti offrono internship di qualche mese pagati con un rimborso spese o dei buoni pasto». 
Da dove ripartire per attrarre giovani in Italia?
«Oltre ad alzare gli stipendi, bisognerebbe cambiare la cultura del lavoro: nel nostro Paese se non fai gli straordinari sei visto come quello che non lavora. Ma vanno retribuiti e non dati per scontato. All’estero c’è più rispetto per la vita privata e il tempo delle persone. Purtroppo l’Italia non offre le stesse prospettive, speriamo che qualcosa presto cambi». —