
Genova – Richieste per visite ed esami diagnostici con classi di priorità diverse. Spesso fatte per dare una mano ai pazienti, ma non si può fare e per questo motivo tre medici di famiglia (un mutualista di Savona, uno della Spezia e una dottoressa di Genova) sono finiti nei guai e rischiano di essere indagati per reati come falso materiale, falso ideologico e falso in atto pubblico.
Sono i primi risultati di una lunga inchiesta dei carabinieri del Nas, diretti dal tenente Daniele Quattrocchi, che a metà ottobre hanno iniziato a fare accertamenti in tutte le Asl liguri sull’appropriatezza prescrittiva, un tema caldissimo a livello nazionale che si inserisce in quello delle liste d’attesa, tanto è vero che il ministero della Salute ha sollecitato più volte, con lettere ufficiali, le Regioni a prestare la massima sulle richieste dei medici di medicina generale.
Ma cosa viene contestato ai mutualisti liguri? I Nas hanno scoperto che, in alcune occasioni, la stessa visita o lo stesso accertamento diagnostico (in una caso una Risonanza magnetica) è stata prescritta allo stesso paziente con tre classi di priorità diverse: programmabile a lunga scadenza, differibile entro trenta giorni e breve entro dieci giorni. Queste sono le indicazioni che, però, raramente le Asl riescono a rispettare e di conseguenze si allungano i tempi per gli appuntamenti: un anno per fare una risonanza, sei mesi per una visita cardiologica, 160 giorni per una visita pneumologica e 180 per una visita dermatologica. La doppia o la tripla prescrizione è la scorciatoia per dare una mano agli assistiti ad ottenere l’esame in un tempo accettabile. Ma non si può fare.
L’indagine è stata portata avanti nel massimo riserbo e i carabinieri per accertare le ipotesi di reato hanno prima controllato un campione di prescrizioni e poi, in un secondo tempo – a quanto pare nelle scorse settimane – sono andati a colpo sicuro e hanno acquisito a Liguria Digitale, nella sua sede centrale degli Erzelli, la documentazione contestata: al sistema informatico non sfugge niente, dalle ricette per l’acquisto di medicinali agli richieste per visite ed esami. C’è traccia di tutto, compreso le prenotazioni fatte con Prenoto Salute, al Cup o in farmacia.
Al momento, secondo i pochissimi dettagli che filtrano dagli inquirenti, considerata anche la delicatezza della vicenda, sono tre i medici di famiglia che dovranno difendersi dalle contestazioni, ma altre situazioni sono sotto esame e l’indagine potrebbe allargarsi ad altri mutualisti liguri.
Andrea Carraro, vicesegretario regionale e segretario provinciale della Fimmg, il principale sindacato dei medici di medicina generale, interviene sull’indagine dei Nas: “I colleghi hanno sbagliato e non contesto il fatto che abbiano commesso un reato, ma voglio sottolineare che non c’è dolo né interesse nel loro comportamento: hanno prescritto lo stesso esame con classi di priorità diverse per andare incontro ai pazienti a non aspettare mesi per una prestazione. Sono convinto che i colleghi non fossero a conoscenza di aver commesso un reato. Mi auguro che non si verifichino più casi simili e che si riducano i tempi di attesa”.
Qualche settimana fa il presidente dell’Ordine dei medici di Genova e numero uno della federazione liguri, Alessandro Bonsignore è stato informato dell’inchiesta. “Sono anni che invitiamo i colleghi ad attenersi alle norme: è reato cambiare la classe di priorità. Capisco che lo hanno fatto per assecondare la richiesta del paziente che non vuole aspettare mesi per una visita, ma non si può. Ovviamente se peggiorano le condizioni cliniche dell’assistito, si può annullare la vecchia prescrizione e farne un’altra, ma tre richieste no”.
