
Mauro lissia
Cagliari. La decadenza di Alessandra Todde non c’è, è una “sanzione futuribile, amministrativa e ripristinatoria” che potrebbe essere deliberata dal Consiglio regionale sardo solo se l’ordinanza del Collegio di garanzia elettorale diverrà definitiva. Ma se non c’è la decadenza, non può esserci neppure il ricorso al tribunale civile contro la decadenza, che il prossimo 20 giugno potrà decidere solo sulle sanzioni pecuniarie proposte per la presidente della Regione sarda perché “in nessun caso il giudice può pronunciarsi con riferimento a poteri amministrativi non ancora esercitati”.
A sostenerlo sono due componenti il Collegio, la presidente della Corte d’Appello Gemma Cucca e il docente Riccardo Fercia con la dirigente della cancelleria Daniela Muntoni nell’atto d’intervento davanti al tribunale civile cui si è rivolto il collegio difensivo della 5 Stelle sarda. Sono 49 pagine ricchissime di argomentazioni giuridiche diffuse proprio il giorno in cui la Corte dei Conti ha certificato la correttezza del M5S e del Comitato elettorale del M5S, confermando come le spese sostenute per la campagna elettorale di febbraio 2024 siano trasparenti, legittime e documentate, esattamente come quelle di tutti gli altri partiti e liste politiche. Dalle verifiche, come è scritto nel referto della magistratura contabile, non è emersa alcuna irregolarità. Una certezza che dimostra come il Movimento e il comitato costituito per le elezioni sarde non abbiano in alcun modo truccato le carte e ancor meno schermato alcun contributo economico.
Certezza che però non cambia la posizione della presidente Todde: “La normativa di riferimento – scrive il Collegio – opera una netta separazione dell’obbligo di rendicontazione della formazione politica da quello del singolo candidato e attribuisce i rispettivi controlli a due organi distinti”. Quindi le contestazioni all’esame dei giudici civili rimangono e sono ancorate proprio al rendiconto del Movimento: la candidata Todde (“un candidato consigliere come tutti gli altri”) ha consegnato al Collegio quello stesso documento che riportava le spese dell’intera attività di propaganda e di tutti i candidati, ma non quello individuale delle sue spese. In altre parole, quelle del Collegio di garanzia: i conti del Movimento sono a posto, quelli della Todde non sono stati depositati. Tanto basterebbe, legge 515/93 alla mano, per chiedere la decadenza della presidente e a cascata dell’intera assemblea regionale. “Ho fiducia e ho sempre avuto fiducia nella magistratura. Il passaggio della Corte dei Conti – è il commento di Alessandra Todde – è importante perché le fatture e le spese contestatemi dal collegio elettorale sono le stesse rendicontate dal comitato. Inoltre, la Corte dei Conti attribuisce queste fatture e spese al comitato, quindi al M5S, e non a me, sottolineando che la rendicontazione presentata dal M5S è corretta”. L’atto firmato dal Collegio attacca punto per punto le tesi difensive del ricorso, chiede il rito applicato nei giudizi del lavoro, insiste perché si vada avanti senza rinvii e nega l’ipotesi, avanzata dai difensori, che si possa andare davanti alla Consulta: “Si potrà solo dopo l’eventuale decisione del giudice amministrativo, oggi non c’è nulla su cui la Corte possa decidere”.
