
massimiliano rambaldi
savona
I guai dell’ufficio viabilità e ambiente della Provincia, con l’accusa di tangenti nell’appalto dello sfalcio dell’erba potrebbero non essere i soli. Il riserbo degli inquirenti è ancora alto, ma nelle ore successive al blitz di martedì a Palazzo Nervi si è capito che sotto la lente di ingrandimento della procura ci sarebbero anche altri appalti legati a servizi e lavori realizzati dalla Provincia. Tra i corridoi della sede di Savona, ieri, bocche rigorosamente cucite anche se qualcuno si lascia sfuggire un: «Chissà se siamo solo all’inizio», scuotendo la testa. Ci sarebbero infatti anche altre anomalie su cui gli investigatori stanno lavorando per capire se i sospetti siano suffragati da prove concrete. Si vedrà nei prossimi giorni se davvero – come in tanti sostengono -, lo sfalcio dell’erba sia solo un pezzo di un’indagine più complessa legata al mondo degli appalti e degli affidamenti diretti. Dai documenti che la Squadra mobile della polizia di Savona ha preso martedì mattina potrebbero venire fuori altre questioni. Come è noto la normativa ora prevede che fino a somme sotto i 150mila euro un qualsiasi ente pubblico può dare questo o quel lavoro senza passare obbligatoriamente dalla gara d’appalto.
Invece per quanto riguarda i 12 lotti dello sfalcio erba 2024 lungo le strade della Provincia la gara era stata fatta, ma il responsabile unico del procedimento e i capo cantoniere si sarebbero, in condizionale resta d’obbligo anche se le prove a carico sarebbero inattaccabili, intascati la classica mazzetta. Non solo, ma sarebbe stato falsificato anche il certificato di regolarità di fine lavori che attesta, negli enti pubblici, il completamento di questo o quell’intervento secondo il capitolato. Una tangente vecchio stile, quasi da Prima Repubblica, consegnata a mano. Quanto ci sia stato dentro la bustarella ancora è da chiarire ma visto il valore dei due lotti contestati, ossia 40 mila euro, la cifra data dall’imprenditore di Bari per avere l’affidamento non sarebbe stata elevatissima. Tutti particolari che probabilmente verranno chiariti nell’interrogatorio di martedì. Il pm Luca Traversa, ha chiesto l’arresto per tutti e tre gli indagati. In queste ore sono saltati fuori altri particolari. Secondo le indagini i lavori assegnati alle due aziende baresi finite nel fascicolo in questione, una dell’imprenditore che avrebbe pagato la mazzetta, l’altra legata a un prestanome a cui è stato consegnato un avviso di garanzia senza richiesta di arresto, sarebbero stati svolti da terzi. Avrebbero solo intascato i soldi e basta. Uno di questi interventi sarebbe stato svolto proprio dal capo cantoniere che aveva preso la sua «fetta di torta» dell’accordo, con mezzi e personale della Provincia in orari di servizio. E dire che nel disciplinare di gara dell’appalto in questione viene anche ribadito: «Si richiede disponibilità dei mezzi e delle attrezzature da impiegarsi nel servizio relativamente al lotto per il quale si presenterà offerta. Viene richiesto trattori con trincia tagliaerba di cui una trincia con ceppo forestale, quattro operai e due decespugliatori. Tale requisito, da produrre in sede di gara sotto forma di dichiarazione di impegno, dovrà essere successivamente dimostrato, in caso di aggiudicazione, su richiesta della stazione appaltante, mediante produzione dell’elenco dei mezzi e delle attrezzature». Nei due lotti contestati questi controlli non sarebbero stati mai fatti. —
