L’allarme al polo petrolifero un freno per il rigassificatore

ERMANNO BRANCA
Nel gergo tecnico viene definita «analisi del rischio» ed è quella che viene fatta ogni volta che si prospetta un nuovo insediamento di un’attività industriale. A maggior ragione se si tratta di una zona fortemente «antropizzata», caratterizzata dalla presenza di altre attività potenzialmente pericolose. È questa una delle obiezioni sollevate dagli enti locali ma anche da vigili del fuoco, Autorità portuale e Capitaneria quando si trattava di valutare il progetto di trasloco del rigassificatore da Piombino alla rada di Vado.
Proprio la presenza del campo boe Sarpom per lo sbarco dei prodotti petroliferi, oltre alle condizioni meteomarine quasi sempre avverse e alla vicinanza dell’Area marina protetta di Bergeggi, sono state alcune delle argomentazioni più usate dai Comuni per contrastare l’arrivo del rigassificatore nella rada tra Vado e Savona. La somma dei rischi secondo tecnici e politici sconsiglierebbe l’opportunità di concentrare in questa zona altri impianti potenzialmente a rischio. Tra l’altro è stata di recente avviata la valutazione di impatto ambientale anche per i depositi gnl.
L’esplosione avvenuta a bordo della petroliera, a prescindere dalle cause, ora non fa che confermare le perplessità sul trasloco del rigassificatore a Vado. Tra l’altro la vicenda non è chiusa perché la procedura di Via sul progetto continua e gli enti locali savonesi stanno cercando di fare opposizione. Il Comune di Savona il 5 aprile avrà un’udienza al Tar del Lazio in cui rivendica la partecipazione alla Conferenza dei servizi.
Sulla vicenda però gli enti locali hanno scelto di tenere un basso profilo, come rivelano le parole del sindaco di Savona Marco Russo: «Insieme con il sindaco di Vado siamo in costante contatto con le autorità preposte. Sappiamo che la situazione è monitorata e presidiata sotto ogni aspetto. Al momento non dico altro per rispetto dell’attività in corso».
Il sindaco di Quiliano Nicola Isetta, uno tra i più strenui oppositori al progetto di trasloco del rigassificatore, questa volta sceglie la linea della prudenza: «Nessuno ci ha informato di cosa sia successo sulla petroliera e non ho elementi per giudicare se i problemi che si sono verificati al campo boe rappresentino un ulteriore elemento di giudizio negativo rispetto al trasloco del rigassificatore». Anche il sindaco di Vado Fabio Gilardi tiene una linea prudente sottolineando che si tratta di una scelta condivisa tra le amministrazioni locali: «Non ho elementi per pronunciarmi su quello che è accaduto al campo boe. Sono in contatto con l’autorità marittima ma non ho nulla da aggiungere».
Il consigliere regionale Roberto Arboscello, uno dei più strenui oppositori al progetto del rigassificatore, evita di calcare la mano ma non nasconde nemmeno le proprie preoccupazioni: «Anche senza fare speculazioni in un momento critico, è naturale che ogni inconveniente di qualunque natura che si possa verificare in un insediamento industriale è un elemento di potenziale rischio di cui occorre tenere conto quando si valuta l’opportunità di insediare altre attività di nuovo a rischio come il rigassificatore. Anche se si tratta di fattori e contesti differenti, le possibilità che si verifichino incidenti, aumentano». —
