Comune e Porto preparano le barricate contro il ritorno del progetto del bitume

ERMANNO BRANCA
SAVONA
Gli enti locali savonesi preparano le «barricate» contro il ritorno alla ribalta del progetto del bitume. A distanza di 15 anni dalla prima proposta avanzata dal Bit, secondo Comune e Autorità portuale sono completamente mutati gli scenari urbanistici e ambientali e quindi non sarebbe più possibile dare l’assenso al progetto che nel frattempo ha ottenuto il via libera del Mase, il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica.
La prima linea di difesa è di tipo ambientale. Gli enti locali infatti opporranno al progetto la cosiddetta «Direttiva Seveso III» entrata in vigore il 26 giugno del 2015 che regola la materia sulla mitigazione del pericolo di incidenti rilevanti connessi alle sostanze pericolose. All’epoca del primo assenso del Comitato portuale la norma non esisteva e quindi l’Autorità portuale intende applicare la Seveso III al progetto dei depositi di bitumi. La norma prevede tra l’altro la possibilità per i cittadini che abitino nelle vicinanze degli insediamenti industriali pericolosi (il quartiere residenziale della Darsena è a meno di 300 metri in linea d’aria) di partecipare alle decisioni sui nuovi impianti. Basterebbe questa possibilità di «veto» a complicare l’iter di un progetto che è già durato 15 anni e che la Regione non ha mai autorizzato.
L’altra linea di difesa è invece di tipo urbanistico perché mentre il progetto del Bit faceva avanti e indietro tra Comune, Authority, Regione, ministero, tribunali amministrativi, gli enti locali hanno completamente cambiato la programmazione dello sviluppo per queste aree. In particolare nel Primt (Piano regionale infrastrutture mobilità e trasporti), sono previste opere che contrastano completamente con i 9 depositi di bitume che il Bit vuole realizzare nella Darsena Alti Fondali. Intanto il documento prevede un ampliamento a mare per realizzare nuove banchine che dovrebbero consentire l’accesso di «navi ro-ro di nuova generazione con lunghezze fino a 400 metri che richiedono un pescaggio di 40 metri». Quindi il documento prevede un nuovo molo di sottoflutti per impedire l’insabbiamento del canale di ingresso al porto.
In questa zona il Primt prevede l’arrivo di un binario ferroviario (che sarà allungato di circa 400 metri rispetto all’attuale linea del porto) in modo da consentire il caricamento diretto dalle navi e snellire il movimento dei camion in uscita dal porto. Nel documento si parla di «riqualificazione e ammodernamento della linea ferroviaria portuale per mitigare le criticità legate all’attraversamento della città».
L’altro elemento sicuramente futuribile ma comunque previsto dal documento e dunque in contrasto con il progetto del bitume è lo sbocco sempre in questa zona del tunnel via mare che in teoria dovrebbe rappresentare la connessione diretta dal porto all’autostrada. Ora resta da vedere se queste carte basteranno a fermare il bitume. —
