
La mossa per provare a imbarazzare le destre l’hanno fatta i Cinque Stelle, con nuove mozioni di sfiducia per la ministra in entrambe le Camere. E gli altri partiti del cosiddetto campo progressista le sosterranno: pur se senza troppa convinzione “perché in questi casi spesso la mozione raggruma la maggioranza, insomma è controproducente” sostengono voci sparse da sinistra. Ma forse il destino della ministra del Turismo Daniela Santanchè si deciderà in altro modo, e comunque entro fine mese. Ovvero nel colloquio tra Santanchè e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che secondo alcuni potrebbe tenersi già oggi. Oppure il 29 gennaio, quando la Corte di Cassazione deciderà se trasferire o meno da Milano a Roma un altro processo a carico della big di Fratelli d’Italia, questa volta per truffa aggravata ai danni dell’Inps. Gli avvocati della ministra vorrebbero spostare il procedimento nella Capitale, facendolo ripartire da zero. Ma se dovesse rimanere a Milano, la prossima udienza sarebbe a fine marzo. E in quel caso, sostengono fonti di maggioranza, Santanchè si dimetterebbe.
L’esito per cui spingono le opposizioni, con in prima fila il M5S, che ieri ha depositato a Montecitorio e in Senato la mozione di sfiducia. “Siamo di fronte a un insieme di condotte che, a prescindere da ogni rilievo penale, appaiono sempre più incompatibili con il mantenimento del compito di ministro della Repubblica” scrivono i 5Stelle, secondo i quali “la situazione di Santanchè esporrebbe il sistema Paese a situazioni perniciose, derivanti dai rischi di una inopportuna commistione di interessi pubblici e privati”. Alleanza Verdi e Sinistra – che pure non era stata informata della mozione – annuncia subito il suo sostegno, per bocca di Angelo Bonelli. E lo stesso farà Più Europa, con Riccardo Magi che precisa: “Noi chiediamo le dimissioni di Santanchè per motivi politici da molto tempo e oggi si aggiunge un motivo di un’opportunità politica, lo diciamo da garantisti”. Soprattutto, dovrebbe arrivare l’appoggio del Pd, fondamentale nella conferenza dei capigruppo per calendarizzare prima possibile la discussione delle mozioni. Anche se anche i dem avrebbero preferito un’iniziativa condivisa (ma Giuseppe Conte aveva pre-avvertito Elly Schlein). Le destre invece proveranno a far slittare la mozione.
Nell’attesa, il capogruppo alla Camera di FdI Galeazzo Bignami semina sarcasmo sulla coerenza di “Giuseppe Conte e del M5S”, facendo leva sulla condanna definitiva arrivata proprio ieri a Torino per l’ex sindaca Chiara Appendino: “Se sei rinviato a giudizio per contestazioni non legate al tuo mandato, devi dimetterti senza e senza ma; se sei invece stato condannato in via definitiva per contestazioni legate al tuo mandato, allora puoi tranquillamente rimanere al tuo posto”. Ma a dominare nel partito di Meloni è il silenzio, per un caso che imbarazza FdI. Per questo diventa decisivo il faccia a faccia con la premier, che se non oggi dovrebbe tenersi comunque prima di domenica, quando Meloni partirà per l’Arabia Saudita.
