La Procura europea chiede conto di 370mila

Marco grasso

Era stato presentato come un progetto dagli ampi orizzonti, finalizzato al “miglioramento degli accessi a terreni agricoli e forestali” di un’area protetta. In realtà, quella strada, costruita a spese dell’Unione europea, portava a casa del genero del sindaco. Una strada privata ristrutturata con soldi pubblici, per di più “chiusa al transito” dagli stessi proprietari e collegata a edifici “abusivi”. Un pasticciaccio che ha portato la Procura europea ad aprire un’inchiesta sul Comune ligure di Cairo Montenotte, che ora si trova a far fronte a una voragine di bilancio, un finanziamento europeo da 370mila da restituire, e alla richiesta di rinvio a giudizio dell’ex primo cittadino Paolo Lambertini, ex totiano di ferro, indagato per truffa ai danni dello Stato insieme ad altre quattro persone, tra cui il genero Filippo Serafini.
La vicenda ha inizio nel 2018, quando il consiglio comunale di Cairo Montenotte, in provincia di Savona, si trova sul tavolo la proposta di un generoso donatore: un progetto, redatto a titolo gratuito, che si propone di migliorare l’accesso e la viabilità in località Ferranietta, in prossimità della riserva naturale dell’Adelasia. Cosa che allora non viene espressamente comunicata: il munifico autore di quel progetto, che non vuole essere pagato, è anche uno dei proprietari interessati da quella strada, che non sarebbe solo vicinale, come viene inizialmente comunicato, ma coprirebbe anche un tratto interamente privato. Non solo: il progettista è anche in pieno conflitto di interesse, perché è un familiare stretto del sindaco, che abita poco lontano da quelle zone.
Per realizzare quella strada l’amministrazione ottiene il via libera della Regione Liguria, che ne inserisce la realizzazione nel piano di sviluppo rurale 2014-2022, per un valore totale di 370 mila euro. Siamo nell’età dell’oro del totismo e Lambertini è uno degli amministratori liguri che aderisce con convinzione a Cambiamo, formazione politica creata da Toti che lascerà nel 2022. La Regione Liguria eroga i soldi, senza essere però a conoscenza di tutti i retroscena, scoperchiati, non senza difficoltà, dall’opposizione. Dopo vari tentativi andati a vuoto di ottenere informazioni, alcuni consiglieri – Giorgia Ferrari, Matteo Pennino, Alberto Poggio, Nicola Lovanio e Silvano Nervi – presentano un esposto alla magistratura. La presenza di fondi europei fa passare la competenza all’Eppo, la Procura europea, e consente anche di schivare l’eliminazione dell’abuso d’ufficio: grazie alla riforma Nordio, un sindaco che favorisce il genero con un atto pubblico irregolare non commetterebbe più un reato. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal pm Adriano Scudieri il tribunale di Savona ha fissato l’udienza preliminare il prossimo 28 gennaio. L’aspetto più delicato riguarda il rapporto di parentela fra il primo cittadino e il beneficiario di quell’intervento. La Regione Liguria, attraverso i suoi uffici amministrativi, ha già inviato al Comune di Cairo una richiesta bonaria di restituzione dei fondi, notificata il 25 novembre. Ma la posizione della Regione Liguria, ora guidata da Marco Bucci, è tra le incognite: potenzialmente è parte lesa e dunque potrebbe costituirsi parte civile nell’eventuale processo, che potrebbe arrivare ed essere seguito dall’azione della Corte dei Conti.