Andrea Scanzi

Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Massimo Giannini è uscito da Bella Chat. E questo dice molto sulla sinistra italiana. La fredda cronaca. Il 25 aprile 2024, Giannini fa nascere un gruppo Whatsapp per festeggiare la Liberazione. Nella chat – che si chiama “25 aprile”, ma che i giornali di destra battezzano subito “Bella chat” – vengono inserite moltissime persone note. Il clima è di grande festa e le intenzioni sono lodevoli, anche se si avvertono subito due storture. La prima è legata alla privacy, perché di punto in bianco i cellulari di figure famose vengono resi pubblici a centinaia di persone (la chat ha tuttora 814 iscritti). La seconda è che in poche ore i messaggi sono infiniti: una messe di bip e notifiche, che porta subito tanti nomi celebri a scappare. Nella chat vengo inserito anch’io: scrivo un post il 25 aprile con Guccini (quel giorno ero con lui) e poi basta ma non mi cancello, ritenendo quella chat vitale e piena di spunti. Tolgo però le notifiche e la silenzio, altrimenti è un inferno. Passano i giorni, e la chat diventa nel bene e nel male metafora della storia della sinistra italiana. L’entusiasmo iniziale – “Creiamo un’associazione!”, “Facciamo un movimento!”, “Organizziamo una manifestazione!” – scema rapidamente. Molti sconosciuti (peraltro grafomani e con tantissimo tempo libero) vengono inseriti senza motivo (e sempre in barba alla privacy). E le “grandi firme” cessano di intervenire. La chat diventa uno strano mini club frequentato da una dozzina di sconosciuti, osservato però da mille persone. Dei nomi noti, proseguono a scriverci giusto Nadia Urbinati, Rula Jebreal, Emanuele Fiano e pochi altri.
Ogni tanto qualcuno sbatte la porta e se ne va, tipo Piero Fassino, ma essendo Fassino non se lo fila nessuno. L’impostazione della chat è molto Pd/Repubblica style, con dentro parecchi renziani (ancora???) e un mal celato fastidio per i 5 Stelle e “di conseguenza” (sic) Il Fatto Quotidiano, a conferma di come per troppi pidini il vero nemico non sia la destra ma i grillini (ciao core). Passa il tempo e la litigiosità aumenta. Ci si sportella su tutto, soprattutto su Israele e Palestina. E proprio su Gaza, venerdì scorso, arriva lo scazzo supremo: Rula Jebreal, di cui è oltremodo apprezzabile la passione civile ma un po’ meno la sua propensione alla logorrea compulsiva (la sua media sfiora i 780 mila commenti al giorno), attacca frontalmente Sinistra per Israele. Fiano e altri si offendono, minacciando querele. Gli animi trascendono. E Giannini, l’utopico Giannini, con garbo saluta tutti e se ne va. A quel punto la destra si butta sul “fallimento” della chat, con un compiacimento non di rado patetico e volgare. La chat è tuttora in piedi, ma il clima è sempre più da reduci tanto appassionati (e preparati) quanto rissosi (e duropuristi). Nel suo piccolo, la parabola di Bella Chat è davvero la storia dell’opposizione: intenzioni nobili e propositi alti, ma compromessi zero e scissioni a profusione. Schlein, Conte e Fratoianni hanno le loro responsabilità, ma il problema è più profondo: a parte il sacrosanto fastidio per questo governo di peracottari destrorsi, cos’ha veramente in comune l’anti-meloniano? Come può stare insieme l’opposizione se non sa neanche portare avanti civilmente una chat? Tornano alla mente – nel libro Sempre lui di Sara Lucaroni – le parole meravigliosamente ironiche di Luciano Canfora, secondo il quale la destra fa squadra perché di idee ne ha (se va bene) al massimo una, e quindi non potrebbe scindersi neanche se volesse. Al contrario, a sinistra sono (siamo) così abituati a spaccare il capello in quattro che litighiamo su tutto. E questo denota sì grande vitalità intellettuale (che una destra satura di Donzelli e Gasparri non può avere), ma condanna inesorabilmente il centrosinistra alla frammentazione perenne. In Parlamento come su Whatsapp. Auguri!