VALENTINA CAROSINI
GENOVA
Due certezze, un’incognita e nessun voto dall’aula del Consiglio regionale della Liguria sul dossier rigassificatore, con l’ombra lunga della nave Italia Lng, la ex Golar Tundra che nessuno vuole davanti alle coste liguri e che continua a puntare sul Savonese, almeno finché la partita non sarà definitivamente chiusa con un’altra destinazione finale per l’impianto. Il contrordine c’è già stato, con il cambio alla guida della Regione nei mesi scorsi, ma se l’ente formalmente non ha potere di veto, la domanda resta: chi fermerà e come l’iter di approdo dell’opera nel Savonese, davanti alle coste di Vado? Procedure sulla carta ancora in corso, con Via e Conferenza dei servizi avviate dall’ex governatore Giovanni Toti due anni fa e che, a 7 mesi dagli arresti che hanno terremotato la Regione e portato alle dimissioni e al voto, risulta ancora commissario straordinario all’opera. E questa è la prima certezza, lui ancora ‘titolare’, almeno fino ad oggi e all’arrivo della decisione sui patteggiamenti che chiuderà il procedimento nato dall’inchiesta sulla corruzione in Liguria. A chiarirlo in aula ieri l’assessore all’energia Paolo Ripamonti, in risposta a un’interrogazione del consigliere Pd Roberto Arboscello. Ancora in capo a Toti il ruolo, ha spiegato, precisando che la «la nomina non era legata al suo ruolo di presidente della giunta». Incarico ad personam, che dovrebbe decadere (questa la possibile seconda certezza) in virtù della pronuncia del giudice legata anche alla prevista interdizione dai pubblici uffici. Se l’incarico decadrà con oggi, il prosieguo della vicenda è indicato nelle more del decreto che istituiva il commissario: la Via sospesa era attesa per la metà di luglio e le decisioni sugli avvicendamenti commissariali erano state rinviate. Se ora servirà un nuovo commissario per «girare la chiave» e concludere le procedure, non è ancora chiaro. Ma Ripamonti in aula ha precisato che non c’è da parte della Regione l’intenzione di proporre altra figura per il ruolo di commissario. Che non dovrebbe riguardare nemmeno l’attuale presidente Bucci. L’uscita dall’impasse potrebbe arrivare quindi dal piano nazionale e dall’ipotesi di un’altra allocazione per l’impianto, come quella di Gioia Tauro, ventilata settimane fa. Per sciogliere il nodo ieri in Consiglio regionale sono arrivati due documenti sull’argomento, uno delle opposizioni e uno della maggioranza, «fuori sacco», ma con nessun voto e il rinvio al prossimo 7 gennaio per trovare la quadra su un testo condiviso da tutti. Per prime le opposizioni al completo che in mattinata avevano stilato un ordine del giorno per chiedere di trasformare gli intenti di stop in atti concreti. Poi in aula la presentazione di un secondo documento di Angelo Vaccarezza di FI, per la maggioranza, che citava la figura di un commissario «persona autorevole e competente». In mancanza di sintesi tutto è stato rimandato a dopo la pausa natalizia. In mezzo, le richieste di certezza da parte del territorio e la posizione di contrarietà del nuovo presidente Marco Bucci per il quale la questione è già chiusa e superata, dopo le interlocuzioni governative e con Snam, alla quale ha rappresentato i motivi che rendono la Liguria il posto meno adatto alla collocazione dell’opera. L’incognita sul commissario sarà anche l’ultimo atto da parlamentare di Andrea Orlando, prima delle dimissioni per restare in Regione. «Un elemento che deve chiarire chi ha proceduto al commissariamento – ha spiegato il consigliere regionale e deputato Pd – nelle mie ultime ore in Parlamento presenterò un’interrogazione per capire qual è lo stato dell’arte». —