
Garante o monarca? Da qualche anno penso e scrivo che Grillo è un uomo confuso che, con tutta probabilità, risente una sindrome non rara per persone della sua età. Ben lontano dal visionario che si era fatto carico di rivoluzionare la politica creando dal nulla un movimento che portava avanti tematiche abbandonate dai partiti presenti in Parlamento (la difesa dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile, la lotta agli sprechi e ai privilegi della politica, rivendicando il primato della questione morale, dell’onestà, dell’eguaglianza, dei principi costituzionali, ecc). E che alle elezioni politiche del 2013 aveva preso il 25%, cioè gli stessi voti del Pd, mentre nel 2018 era risultato il primo partito con il 32%.
Ma anche quando era al massimo dello splendore, il M5S guidato da lui e da Gianroberto Casaleggio non è che brillasse per democrazia interna, nonostante il grande lavoro aggregativo/partecipativo fatto sui territori dai meet up. Benché uno dei suoi principali cavalli di battaglia fosse la democrazia diretta, alla fine decideva tutto lui e non c’erano regole democraticamente stabilite, tanto che gli attivisti sui territori sono progressivamente scomparsi, dilapidando in modo sconsiderato un patrimonio fatto di impegno delle persone che avevano creduto di poter cambiare la politica dal basso e lasciando sguarniti i territori, alla mercé della Lega e di FdI. Il M5S potevi votarlo per le coraggiose battaglie portate avanti, ma se credevi nel percorso partecipativo difficilmente avresti potuto entrarne a far parte attivamente.
Adesso che con Conte hanno intrapreso un percorso rigoroso e trasparente con la Costituente, discutendo e mettendo in votazione regole fondamentali da far diventare il patrimonio democraticamente condiviso del loro rinnovato soggetto politico, Grillo non accetta il risultato della consultazione e fa saltare il banco, avvalendosi di una prerogativa che lui stesso si era dato.
Dimostrazione lampante che hanno fatto bene a cancellare il ruolo del garante che nascondeva quello di un monarca assoluto che garantiva solo “l’elevato”.
Cincia Nicolai
