Il M5S licenzia Grillo: gli iscritti votano contro il Garante “


la giornata
Niccolò Carratelli / roma
Beppe Grillo “espulso” dal Movimento 5 stelle. Il parricidio si compie alle 16. 22 del 24 novembre 2024. Nel momento in cui il notaio, che ha seguito le operazioni di scrutinio, legge il risultato della votazione sulla proposta di «eliminazione del ruolo del garante»: il 63% degli iscritti ha detto sì, va sostituito con un organo collegiale di nuova formazione. «Avete deciso, ne prendiamo atto» , dice poco dopo Giuseppe Conte nel suo discorso dal palco, che chiude la due giorni M5s al Palazzo dei Congressi dell’Eur. Parla come se la questione non lo interessase più di tanto, il presidente: «Non è mai stato uno scontro personale tra il garante e il sottoscritto», assicura senza mai pronunciare il nome di Grillo. «Non mi sarei mai aspettato che il garante si mettesse di traverso a questo percorso, che entrasse a gamba tesa», ribadisce. Fatto sta che il fondatore viene accompagnato alla porta senza troppe cerimonie. Anzi, dalla platea pentastellata parte un applauso quasi liberatorio . Certo, a voler guardare i numeri, solo poco più di un terzo degli iscritti (34 mila) ha effettivamente votato contro di lui , gli altri non hanno partecipato al voto o si sono espressi per mantenere la figura del garante. 
Dettagli, dal punto di vista dei “contiani”, che esultano nel retropalco mentre sui maxischermi appaiono le grafiche con i risultati. Rocco Casalino va a dare il “cinque” al capogruppo alla Camera Francesco Silvestri, poi tutti da Conte, che abbraccia l’altro capogruppo al Senato, Stefano Patuanelli , e il capodelegazione a Bruxelles Pasquale Tridico. Intorno ci sono quelli della prima ora, i grillini che archiviano Grillo senza tradire emozioni: Vito Crimi, che ha passato due giorni a compulsare i numeri della consultazione, Paola Taverna, Roberto Fico, l’acclamatissima presidente della Sardegna Alessandra Todde. L’unica che esprime pubblicamente la sua riconoscenza a Grillo è Chiara Appendino : «Ci tengo a ringraziare Beppe per quello che ha rappresentato per il Movimento e per me – scrive sui social l’ex sindaca di Torino – Anzi, per tutti noi. Le differenze politiche non possono cancellare la nostra storia ». Quelli che si erano schierati con il fondatore non si sono fatti vedere, da Danilo Toninelli a Virginia Raggi (ufficialmente assente per problemi familiari). Mentre Grillo, come unica reazione a distanza, cambia la foto del suo profilo di WhatsApp: «Da francescani a gesuiti» , è la frase criptica scritta accanto al ritratto di una reliquia di San Francesco. L’analogia è con lo stile dei francescani, che Grillo identifica come il M5s delle origini. Ormai abbandonato nella virata verso un Movimento gesuitico, e «quindi partito dell’establishment », è la lettura tra i cronisti presenti all’assemblea. Di certo, il partito di Conte. In un angolo della grande sala arredata con i pannelli blu e il logo di “Nova”, il nome scelto per questa kermesse del rilancio, c’è l’uomo che ha avvicinato al Movimento l’allora sconosciuto avvocato pugliese. «Ma non dite che l’ho scoperto io, l’ho invitato a un convegno nel 2017, poi da lì è partita una collaborazione», spiega Alfonso Bonafede, ex ministro della Giustizia, coccolato da iscritti e attivisti. Ha presentato Conte a Luigi Di Maio, che all’epoca non poteva immaginare di stare accogliendo il carnefice suo e di Grillo. Il resto è storia, passata e da scrivere. «Il fuoco è vivo, il M5s non sarà mai una timida brezza, ma un vento forte», grida il presidente tra gli applausi. Gli stessi che hanno salutato la netta affermazione del “sì” per il superamento del limite dei due mandati (72% a favore) seppure tutto da declinare facendo sintesi tra le varie proposte. O che hanno sottolineato (con meno enfasi) la conferma del via libera alle alleanze e della collocazione nel campo progressista: da segnalare come la definizione più votata sia stata quella di «progressisti indipendenti», qualunque cosa voglia dire. 
D’altra parte, nella classifica dell’applausometro, dopo Conte e Todde si piazza Marco Travaglio , che fa spellare le mani alla platea quando dice che « non ci si può sposare per sempre con il Pd . E se fra sei mesi il segretario diventa Gentiloni? – argomenta –. E se fra 5 o 6 anni c’è una destra normale con cui parlare?». La domanda resta sospesa, mentre suscita risate soddisfatte la battuta contro Elly Schlein esperta di «supercazzole». La segretaria Pd non è stata invitata da Giorgia Meloni ad Atreju , la festa di Fratelli d’Italia, mentre Conte sì, confermano dal suo staff, e parteciperà. L’anno scorso era successo il contrario, ma Schlein non era andata . Pensieri laterali che si disperdono nel coro «c’è solo un presidente», mentre l’ex premier stringe mani e si mette in posa per le foto, dando tranquillo le spalle alle porte di ingresso. Ormai Grillo non arriva più.