Il post critico agita i 5 Stelle “Ma il mio era un contributo”

Luca de Carolis

L’avvocato cammina sul filo, sospeso sopra la paura dei parlamentari a 5Stelle. Così solida che puoi toccarla, dentro la Camera. Rischia tutto, Giuseppe Conte, per la prima volta da quando è leader del M5S (2021). Deve salvarsi dalla palude chiamata quorum, il primo nemico nel voto per la Costituente che parte oggi e si conclude domenica pomeriggio.
Gli serve la maggioranza assoluta dei votanti, anche per rendere più difficile al garante, cioè a Beppe Grillo, chiedere un secondo voto sulle modifiche statutarie. Per questo lo ripete nei video, sui social: “Non perdere questa occasione, vota e decidi”. Si rivolge agli iscritti, da ieri ufficialmente circa 89 mila dopo la scrematura degli inattivi, più che robusta (nelle Europee di giugno erano 160 mila). Sa che i grillini vecchia maniera predicano la diserzione nelle urne, e infatti ecco l’ancora probiviro Danilo Toninelli a Radio Cusano Campus: “Il voto per l’eliminazione del garante necessita del quorum, quindi è normale una valutazione sul partecipare o meno”. Ma c’è altro che si muove nel Movimento che corre verso l’assemblea di sabato e domenica a Roma.
Per esempio Chiara Appendino, con quel post di martedì: “Non possiamo essere soddisfatti quando il M5S va sotto il 5 per cento, il Pd ci sta fagocitando, stiamo diventando un socio di minoranza”. L’ex sindaca di Torino aveva già alzato la voce un paio di settimane fa, sul Fatto: “Non è il momento di un’alleanza strutturale con i dem, non dobbiamo essere subalterni”. Ma il post per spiegare a Conte che non c’era nulla da festeggiare per le vittorie progressiste in Emilia-Romagna e in Umbria è un’altra cosa. Suona come un documento congressuale. Magari una carta messa sul tavolo per ricordare che nessuno è leader in eterno, e che esistono anche piani B. Dentro la buvette di Montecitorio, lei sorride e smentisce: “Ma non è affatto così, il mio era solo un contributo al dibattito, glielo assicuro”. Su Facebook il post si prende il “mi piace” del deputato Leonardo Donno, coordinatore pugliese. Mentre Filippo Scerra, questore della Camera, lo condivide. Contiani, di certa fede. Però apprezzano la lettura di Appendino. “Chiara ha espresso ciò che ha sempre detto Conte, ossia che non esistono alleanze organiche con il Pd: non ha messo in discussione il presidente” teorizza Donno. Ma esistono truppe in marcia per un dopo-Conte? “Per ora no” assicurano due maggiorenti. Però anche contiani stretti hanno apprezzato la sortita dell’ex sindaca: “È una scossa”. Mentre lui, l’avvocato, non ha affatto gradito. Non se l’aspettava. E di certo non lo aiuterà nella Costituente dove ci sarà anche quel quesito sul “divieto di ogni forma di alleanza”. Se passa, l’ex premier darà le dimissioni.
Lo sanno anche i parlamentari di Pd e Avs che compulsano i colleghi a 5Stelle. In mattinata, Roberto Fico e Nicola Fratoianni parlano fitto in cortile. A sinistra temono, per l’avvocato: “Se non ce la fa, chi terrà in piedi il M5S?”. Musica per le orecchie di Beppe Grillo, che può calare all’assemblea di Roma. “Nella scaletta non ci sarà” dicono dal Movimento. Però se si presenta ovviamente avrà un microfono. Tra gli ospiti certi, la leader del partito tedesco Bsw, Sahra Wagenkneckt, e il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. Mentre la vedova di Tiziano Terzani, Angela Terzani Staude, manderà un suo contributo video. Nell’attesa, Riccardo Ricciardi, vicepresidente M5S: “Disertare il voto mi sembra controproducente: quorum o non quorum, il dato sarà cosa emergerà da chi ha votato”. All’avvocato servono voti. Per non cadere di sotto.