
Si prepara un fine settimana di fuoco per il Movimento 5 Stelle, uscito piuttosto ammaccato – seppure all’interno della coalizione vincente – dalle elezioni regionali in Emilia-Romagna e Toscana e avviato tra venerdì e domenica alle votazioni finali del lungo percorso dell’Assemblea costituente. Un percorso di rinnovamento, voluto da Conte ma contrastato fino all’ultimo da Grillo, in cui la base del Movimento dovrebbe pronunciarsi su tutto: il passato, il presente e il futuro dei 5 Stelle, l’abrogazione o meno della regola del secondo mandato, il mantenimento o il cambio del nome, il ruolo del Garante.
Con domande secche o test a risposta multipla, i militanti dovrebbero risolversi a consegnare a Conte il ruolo di leader per i prossimi anni e il diritto di scegliere su quale linea muoversi: il “campo largo”, cioè l’alleanza con Schlein, che continua a mietere successi elettorali ai danni dei suoi alleati; oppure la collaborazione-competizione, inaugurata negli ultimi tempi, per opporsi al progetto della segretaria del Pd di coinvolgere nella coalizione anche i partiti centristi, compresa Italia viva di Renzi.
Ma le ultime esperienze elettorali hanno dimostrato che solo una coalizione allargata a tutti i soggetti possibili può ambire davvero a competere con il destra centro a guida Meloni. E questa eventualità diventa concreta quando un Pd in crescita si trova a confronto con il partito della premier in calo di consensi.
Nei giorni scorsi il Fondatore e Garante Grillo è tornato alla carica per rivendicare, come l’ha definito, il “diritto all’estinzione” della sua “creatura”: Conte si faccia un suo partito, ha detto in sostanza, senza usurpare quello che ho fondato io. Il tono del video era dimesso, la sostanza invece no. Grillo piuttosto esplicitamente continua a minacciare fino all’ultimo la scissione sua e dei fedelissimi, sebbene sia consapevole che la possibile apertura dell’Assemblea a un terzo mandato per le personalità più note del Movimento potrebbe prosciugargli l’acqua intorno. Inoltre Grillo è stanco, non s’illude davvero di poter capovolgere una situazione critica, ma ancora saldamente in mano all’ex-premier e “avvocato del popolo”. Insomma i gladiatori sono in campo per l’ultimo scontro: ma il pubblico sa già come potrebbe andare a finire. —
