Il Movimento 5 Stelle (M5S) sta vivendo una fase cruciale della sua esistenza, e come attivista della prima ora, non posso fare a meno di sentirmi parte di questa epica lotta tra passato e presente. Da un lato, abbiamo il nostro fondatore, l’inossidabile Beppe Grillo, con la sua visione da “Elevato” (sì, proprio lui, l’“Elevato”, non dimentichiamolo). Dall’altro, c’è Giuseppe Conte, l’ex Presidente del Consiglio, con il suo approccio di sostanza, che sta cercando di portare il M5S in una nuova era. Questa tensione interna, ammettiamolo, è degna di una soap opera, ma riflette una sfida reale per tutti noi: mantenere la coerenza con i principi fondanti o accettare che forse, dico forse, un pizzico di pragmatismo non ci farebbe male.

Il M5S è nato con un’impronta fortemente antisistema, fatta di urla, vaffà e slogan che facevano tremare i palazzi. E, oh, che tempi erano! Ricordo con un misto di nostalgia e brivido quando Grillo, ci faceva sentire invincibili. Ma con il passare degli anni, e con il nostro ingresso nelle dinamiche di governo (chi lo avrebbe mai detto?), ho visto come quell’approccio originario, seppur emozionante, iniziava a scricchiolare sotto il peso della realtà.

Poi arriva Conte, con il suo stile elegante e il suo linguaggio forbito, e si presenta al vertice del M5S come un calice di vino pregiato portato a una festa della birra. Portare una visione più moderata e orientata alla costruzione? Sì, è successo. E sì, ha fatto storcere il naso a molti di noi della prima ora. Il timore che l’identità originaria potesse essere sacrificata sull’altare del compromesso politico non era solo una paura, era quasi una certezza tra i più scettici.

Ma, ironie a parte, non possiamo negare che chi ha ricoperto incarichi di governo nel M5S lo ha sempre fatto con disciplina, onore e onestà (non è che voglio vantarmi, ma è così). Noi siamo diversi, e lo sappiamo. La nostra condotta è stata spesso più trasparente e integra rispetto a quella di molti altri partiti dell’arco istituzionale. Che ci piaccia o no, è una cosa di cui dobbiamo essere fieri: non siamo tutti uguali, punto.

La sfida tra Grillo e Conte è un simbolo di quel dilemma più ampio che viviamo ogni giorno: rimanere fedeli alla nostra anima ribelle o accettare che, per sopravvivere politicamente, forse serve un po’ di quella cosa chiamata compromesso. Così, tra un dibattito acceso e un meme sui social, il M5S ha avviato una costituente, un processo di riflessione interna dove anche noi della prima ora possiamo metterci il nostro (e magari un pizzico di sarcasmo). Una grande opportunità per partecipare attivamente e incidere sul futuro del movimento, con la certezza che le proposte verranno poi sottoposte a votazione anche al prossimo appuntamento all’evento NOVA del 23 e 24 novembre a Roma.

Le votazioni finali sugli argomenti proposti sono per me motivo di orgoglio. Significa che le riforme avranno un forte sostegno interno e che la trasformazione del M5S sarà il risultato di un consenso democratico. Questo percorso di rinnovamento, se gestito con equilibrio (e un po’ di sano scetticismo), potrebbe consentirci di mantenere il M5S come una forza politica capace di coniugare idealismo e pragmatismo.

Grillo, lo sappiamo, ha un’importanza storica innegabile. Ma in un mondo politico che richiede soluzioni più complesse e meno urla, la sua figura sembra oggi meno attuale. Conte, con la sua leadership istituzionale, è la possibilità di un M5S che guarda al futuro, cercando di conciliare la radicalità delle origini con le necessità di un movimento politico maturo e responsabile.

Questa nuova fase di cambiamento è delicata, certo, ma necessaria. Come attivista della prima ora, sento che dobbiamo trovare un equilibrio tra innovazione e memoria storica, tra la voce degli attivisti e la visione dei leader. Solo così potremo restare fedeli alle nostre radici e, allo stesso tempo, crescere (senza perdere quel pizzico di ironia che ci ha sempre contraddistinto).

Di L.C.