IL TACCUINO

La disfida Grillo-Conte s’è arricchita ieri di un nuovo capitolo, sotto forma di una specie di parabola scritta dal Garante-Fondatore per accusare Conte di essere una persona falsa, e suggerire ai pentastellati (quelli almeno che ancora lo ascoltano) di non fidarsi di lui. Naturalmente Grillo non l’ha messa letteralmente così, il suo è un testo pieno di allusioni subito smentite o ridimensionate. Ma la sostanza, più o meno è questa. E la frequenza con cui ha deciso di bombardare il quartiere generale contiano del Movimento è ormai quasi quotidiana, e destinata a subire un’accelerazione man mano che si avvicina la conclusione dell’Assemblea costituente, da cui Conte si aspetta di essere investito in modo chiaro e definitivo della leadership di M5S. Inoltre l’ex premier immagina di recuperare in parte i seguaci del suo oppositore aprendo a un terzo mandato, ciò che potrebbe rimettere nel gioco parte dei personaggi della prima ora usciti perché ne avevano già compiuti due, allo stato delle cose il massimo previsto dalla regola fondativa del Movimento.
Grillo è sicuramente consapevole di questo e punta su una sorta di distruzione della sua creatura prima che l’Assemblea si concluda. Una sorta di cupio dissolvi stile “muoia Sansone con tutti i Filistei”. Un piano non del tutto irrealizzabile, se si riflette sulle conseguenze che lo scontro, specie se portato avanti in questi termini, ha già avuto sul risultato della Liguria, in cui Conte ha dimezzato i voti rispetto alle elezioni europee dell’8 giugno, anche per il forte disorientamento del suo elettorato. E potrebbe avere sulle regionali in Umbria, previste il 17 e 18 novembre.
Che possibilità avrebbe Conte di evitare il massacro quotidiano e limitarne gli effetti in un’elezione in cui, grazie al fatto che si presenta unito, il centrosinistra potrebbe contendersi con il destracentro la guida della regione? Realisticamente, poche. Essendo da escludere una tregua, perché la lite è andata oltre il livello di guardia, con il plateale licenziamento di Grillo, e l’annuncio del mancato rinnovo del suo contratto da 300 mila euro alla vigilia dell’appuntamento elettorale, le speranze di Conte sono affidate alla sua capacità di convincere il popolo dei 5 stelle che malgrado Grillo non tutto è ancora perduto. —

Certe idee sono false ma dovrebbero essere vere

di Beppe Grillo – Spesso crediamo a idee false. Sappiamo un po’ che sono false. Ma pensiamo che dovrebbero essere vere. Tutti. Siamo fatti così. Ero in una farmacia. Entra una signora. Compra un flaconcino di crema anti-vecchiaia-emolliente-idratante-nutriente-rassodante. 70 euro. 1400 euro al litro. Se si può credere che esista una crema anti-vecchiaia e comprarla a 1400 € al litro, allora si può credere a tutto. Anche alla Terra Piatta.

Queste credenze in prodotti miracolosi le abbiamo tutti. Anche noi uomini, quando crediamo che ci diano la felicità certe automobili da 1000 cavalli e 300 km/h, con le quali giriamo in città a 40 km/h. Allora è meglio credere nella crema anti-vecchiaia. Almeno non brucia benzina.

E cosa facciamo tutti quando avanza mezza bottiglia di spumante? Tutti col cucchiaino… (la leggenda metropolitana del cucchiaino nello spumante)

Sappiamo che non serve. Ma facciamo finta di crederci. In ognuno di noi c’è un piccolo terrapiattista.

Sono in un bar. Una ragazza dice: “Vorrei un panino vegano, senza glutine, senza lattosio, senza olio di palma, senza tracce di arachidi, con farina macinata a pietra…E con la Aloe. Ma voglio la “Aloe vera”.

In Italia la Aloe Vera è contenuta in migliaia di prodotti: i rasoi e la schiuma da barba, i detersivi, le crocchette per i gatti, la colla per le dentiere, nei chewing-gum. E tutti ci caschiamo. In questi prodotti non serve assolutamente a niente, se non ad alzarne il prezzo. Da secoli l’Aloe Vera è usata per alcune probabili proprietà terapeutiche. Ma è usata come medicina e cosmetico. Non come strumento di marketing.

Nel marketing della Aloe Vera la parola chiave è “Vera”. Se una cosa è ”Vera” già nel nome, la sua efficacia non può essere falsa.
Elementare. La credenza alla Aloe è falsa. Ma la Aloe è “Vera”. Eppure ci crediamo un po’ tutti a queste cose. Ognuno, in fondo in fondo crede a quella “terrapiattina” che ha dentro. Ma se questa Aloe è vera, dove è quella falsa? Ho cercato in google. Non c’è.
Allora basterebbe che l’Aloe si chiamasse Aloe. Senza “Vera”.

Te la mettono nel culo due volte. Prima la pianta, poi la parola.

Fra poco sui prodotti esclusivi scriveranno “Senza Aloe Vera”.

P.s. Anche persone che pensiamo siano vere sono false