
Dieci milioni di euro per i gravi problemi all’acqua di Andora
stefano franchi
andora
Sarà di oltre 10 milioni di euro la cifra che Rivieracqua dovrà restituire agli utenti, nella maggioranza dei casi residenti ad Andora, a causa dei disservizi subiti e per la fornitura di acqua salata, invece di acqua potabile, erogata dell’acquedotto gestito dall’Ato imperiese. Continua la disputa fra il Commissario Scajola e le varie associazioni che rappresentano i cittadini. Nonostante costoro abbiano richiesto un confronto, il commissario che ha in gestione la complessa situazione legata a Rivieracqua ed Ato imperiese ha scelto di congelare, al momento, un potenziale incontro. «Per gli utenti la legge prevede una specifica rappresentanza attraverso le associazioni dei consumatori – spiega Furio Truzzi, presidente di Assoutenti – Le nostre associazioni sono riconosciute e dialogano sia in ambito nazionale che regionale, ad esempio con Arera e Regione Liguria. L’Ato imperiese si ostina, nonostante le nostre richieste formalizzate fin dal mese di luglio, a non riceverci. Il commissario vuole gestire in autonomia l’ingresso di aziende private in Rivieracqua. Non va bene». Come s’intendete agire? «Il commissario Scajola vuole nominare una commissione dedicata per valutare le proposte da parte di privati. A questo punto a noi non resta che nominare una sorta di «contro-commissione», composta da esperti, per analizzare in maniera costruttiva e trasparente il possibile ingresso di un socio privato nell’attuale società di gestione del servizio. Nella giornata di lunedì formalizzeremo sia la composizione di questo organismo oltre ai costi che i privati dovranno sopportare per rimborsare gli utenti a causa dei mancati servizi nella fornitura dell’acqua, oltre che della depurazione. Da una prima analisi la cifra si aggira attorno ai 10 milioni di euro».
Non sono compresi nell’importo i danni causati dalla fornitura di acqua salata ad Andora, a famiglie ed attività commerciali: «Costi che – aggiunge Truzzi -, ci chiediamo perché non siano stati evidenziati dall’autorità di bacino e che, nella massima trasparenza, dovrebbero conoscere Acea Molise di Termoli, A2A Ciclo idrico di Brescia e la genovese Ireti, del gruppo Iren». —
