L’ex Gavarry diventa di proprietà romana Rinascita futura con abitazioni e negozi 

Massimo Picone
Albisola Superiore
L’antico saponificio Gavarry e i terreni circostanti nel centro di Albisola Superiore sono stati venduti all’asta per tre milioni e 300 mila euro ad una società di Roma. Si tratta dell’unica offerta presentata e poi certificata dal tribunale di Savona. L’impresa romana, nell’agosto scorso, aveva già inoltrato un’offerta con cauzione utilizzata poi come base d’asta per l’unico lotto. L’insediamento occupa un’area di 37 mila e 897 metri quadri. Il valore di stima era pari a 4 milioni e 400 mila euro. L’offerta minima partiva da 3 milioni e 300 mila euro. Delegato alla vendita è stato Vincenzo Franceri, giudice Davide Atzeni. 
Una volta avvenuta la demolizione si potrà costruire solo residenza libera e convenzionata, abitazioni destinate ad anziani, turistico ricettive, esercizi commerciali ai piani terra, laboratori artigianali legati alla ceramica, servizi pubblici o ad uso pubblico, studi professionali, uffici in locali d’abitazione e parcheggi (anche interrati). Il volume non dovrà superare il 50% di quello esistente e la sua collocazione dovrà essere tale da garantire una congrua distanza dalla litoranea, in modo da poter assicurare uno spazio verde urbano per dare respiro alla strada. Il blocco del fabbricato, che si trova tra l’Aurelia di corso Ferrari e via Papa Giovanni XXIII, è costituito da tre corpi disposti a forma di U circondati da ampia corte. Uno prospicente la strada che ospitava anche l’edificio destinato ad uffici e laboratorio e due strutture laterali destinate a produzione e magazzinaggio. 
Il complesso edilizio fu edificato nel 1940 e destinato dal 1945 a saponificio con produzione di saponi da toeletta, da barba e da bucato. Ormai è in completo abbandono, privo di impianti e macchinari, fatiscente e solai intermedi in parte sventrati per l’asportazione degli impianti. L’area circostante a confine con la zona residenziale della frazione del Capo, a monte dell’Aurelia, è in pessimo stato e recintato per impedirne l’accesso. Nel 2013 era pronta a partire una vasta operazione edilizia di riqualificazione che avrebbe dovuto dare seguito al contemporaneo trasferimento dell’attività produttiva in località Tiassano di Valleggia. Al posto dell’antico saponificio era prevista una serie di sei palazzine e due torri da una decina di piani. Progetto che fu poi abbandonato dopo il ricorso presentato prima al Tar e poi al Consiglio di Stato da parte di un nutrito gruppo di residenti della zona, preoccupati per le possibili ripercussioni sull’equilibrio idrogeologico del territorio. Il tema centrale osteggiato dagli abitanti era il previsto scavo per realizzare due piani di box interrati: troppo invasivo. La produzione del saponificio e i 34 dipendenti furono trasferiti nel nuovo capannone di Valleggia ma, a causa della crisi finanziaria (almeno così sosteneva in allora la proprietà Sguerso), la Gavarry chiuse i battenti già nel dicembre 2014. —